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Dp World non molla la presa sui porti del Corno d’Africa

Genova - Firmato l’accordo col Somaliland per la prima fase di espansione del porto di Berbera, futura via di accesso al mare dell’Etiopia.

Genova - Dp World gioca un ruolo sempre più politico nel Corno d’Africa. La società, di proprietà dell’emirato del Dubai, cerca di radicare la propria presenza all’imboccatura meridionale del mar Rosso, ma si scontra in maniera sempre più aperta con i governi locali. A Djibouti, dove il governo ha annullato la concessione del terminal Doraleh che era gestito da Dp Wolrd, la situazione è ancora aperta, dopo che un giudice arbitrale di Londra ha dato ragione a Dp World. Ma un fronte più insidioso si sta aprendo più a Sud, nel porto di Berbera. Qui Dp World sta portando avanti un progetto di terminal assieme al governo, non riconosciuto internazionalmente, del Somaliland.
Si tratta di un progetto che vuole offrire sbocco al mare all’economia dell’Etiopia, mettendosi in diretta concorrenza proprio con Djibouti. Ma a non essere d’accordo è la Somalia, che rivendica il territorio del Somaliland, compreso il porto di Berbera, e che considera il progetto di Dp World una violazione della propria sovranità.

Nei giorni scorsi Dp World ha dato l’avvio alla prima fase di espansione del porto di Berbera. Il progetto di espansione era stato concordato nel 2016 fra Somaliland e il terminalista emiratino, per un valore complessivo di 442 milioni di dollari di investimento. La prima fase appena avviata consisterà in un primo molo di 400 metri di lunghezza e richiederà un investimento di 101 milioni di dollari. Il Somaliland si è separato dalla Somalia nel 1991 e sta cercando di farsi riconoscere come stato indipendente dalla comunità internazionale. Pur non essendo riconosciuto, ha relazioni diplomatiche, oltre che con paesi vicini come l’Eiopia e il Kenya, anche con il Regno Unito e con l’Unione europea.

Il porto di Berbera svolge attualmente un ruolo di smistamento per prodotti locali, per l’esportazione di cammelli verso il Medio Oriente e l’importazione soprattutto di alimentari. L’obiettivo è allargare il suo bacino d’utenza all’Etiopia, un paese di 100 milioni di abitanti che sta cercando una propria via allo sviluppo e che finora non è stato toccato dai sanguinosi conflitti interni di molte parti dell’Africa. Recentemente l’Etiopia ha siglato un importante trattato di pace con la vicina Eritrea, che potrebbe dargli un’alternativa di sbocco al mare rispetto a Djibouti, Somaliland e Somalia.

Oltre alla costruzione dell’ormeggio da 400 metri, la prima fase di sviluppo del nuovo porto di Berbera prevede la realizzazione di una zona franca che verrà realizzata da un’altra società degli Emirati, Shaf Al Nahda. «Questo investimento a Berbera - ha detto il presidente del Somaliland, Muse Bihi Abdi - e l’espansione sono un enorme beneficio per lo sviluppo dell’economia del Somaliland. Vogliamo che i nostri porti siano competitivi con quelli della regione».

Dal canto suo, il presidente di Dp World Ahmed bin Sualyem, ha detto che l’obiettivo è servire il crescente commercio dell’Etiopia: «Non abbiamo avuto assicurazioni da parte loro, Ma l’Etiopia ha bisogno di tutta la capacità portuale disponibile. Si tratta soltanto di aprire l’accesso al porto e rendere sicura la strada fino a qui».

A settembre, Dp World ha detto che il tribunale di Londra aveva riconosciuto il suo diritto di partecipare con il governo di Djibouti alle decisioni che riguardano il terminal Doraleh. Ma Djibouti afferma di agire per proteggere gli interessi nazionali contro le violazioni di Dp World.

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