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Banchero: «Ricostruire il ponte è l’unica via per salvare Genova» / INTERVISTA

Genova - Il presidente di Assagenti: «Fino ad oggi effetti limitati sul porto, ma la città sta correndo un rischio altissimo».

Genova - Come ha reagito la comunità degli agenti marittimi genovesi al crollo di ponte Morandi? «La prima reazione - risponde Alberto Banchero, presidente di Assagenti - è stata quella di rassicurare immediatamente i nostri armatori confermando la piena operatività del nostro porto. Dal giorno successivo il crollo, abbiamo cercato di fare fronte comune, con la convocazione costante delle commissioni tecniche per lo scambio di informazioni e di reazioni da parte del mercato e dei nostri clienti. Abbiamo preso parte ai numerosi gruppi di lavoro con le istituzioni e le altre associazioni di categoria per far fronte all’emergenza, mettendo in campo unitamente una serie di semplificazioni operative a supporto di una logistica più fluida.
La segreteria di Assagenti ha realizzato un sistema di informazione bilingue per poter riportare gli headquarters delle compagnie di navigazione notizie puntuali e aggiornate sulle condizioni delle infrastrutture e sulle iniziative intraprese per affrontare l’emergenza. Tutto questo, per dimostrare che la città stava reagendo prontamente e soprattutto per evitare eventuali dirottamenti di traffico a seguito di affrettate reazioni di “allarmismo”».

Quali sono stati gli effetti sull’attività commerciale delle vostre aziende e del porto?

«Inizialmente si è registrato un grande impatto emotivo da parte del mercato: alcune delle nostre compagnie hanno riportato una percentuale di dirottamento dei volumi su altri porti italiani, in modo preventivo e protettivo. Questo effetto di preoccupazione iniziale è stata sventato grazie a una comunicazione puntuale ed efficace, ma soprattutto grazie al celere lavoro di ripristino della ferrovia e di apertura della nuova strada a mare. Una parte dei volumi dirottati insiste invece ancora su altri scali, soprattutto per il traffico project cargo, che registra seri problemi a raggiungere le banchine del porto di Genova dopo la caduta del ponte».

Le risposte infrastrutturali da parte dell’amministrazione locale sono state efficaci?

«Senza dubbio. Le amministrazioni locali sono state estremamente reattive nell’individuare tutte le possibili soluzioni alternative e a metterle in pratica nei tempi più brevi possibili. È stato fatto un grandissimo lavoro da parte del governatore, nella carica di commissario per l’emergenza, nel coordinare tutto il lavoro operativo e nel dare stimolo all’iniziativa immediata. Il Comune, l’istituzione maggiormente coinvolta a livello operativo per la viabilità, la gestione della zona rossa e lo sgombero della ferrovia, ha lavorato in maniera ineccepibile, dando alla città soluzioni in tempi rapidissimi e assumendosi talvolta responsabilità non di competenza, come nel caso dei lavori di manutenzione sul viadotto dell’aeroporto. Vorrei menzionare anche l’Autorità marittima, che spesso viene dimenticata, per il grande lavoro, di concerto con l’Autorità Portuale, per la realizzazione della via della Superba. Credo quindi che la contenuta perdita di traffici sia senza dubbio un merito da riconoscere alle amministrazioni locali che hanno fatto tutto quello che era in loro potere fare. Adesso sta a Roma farci vincere la partita per non perdere il mercato internazionale».

Che cosa resta da fare?

«Il ponte. Può sembrare un’ovvietà ma non lo è. Le grandi compagnie di navigazione internazionali hanno bisogno di certezze per poter mantenere i traffici su Genova, in mancanza delle quali potrebbero essere prese vie alternative».

C’è il rischio che le compagnie marittime che oggi toccano Genova scelgano altri percorsi?

«ll rischio è altissimo. Quello che temiamo è che se il calo di volume diventa strutturale, ci possano essere decisioni a livello armatoriale per cancellare anche Genova dai porti toccati dalle linee».

C’è un problema di infrastrutture a livello nazionale?

«Il crollo del ponte Morandi ha aperto un vaso di Pandora sullo stato di manutenzione delle nostre infrastrutture. Da un lato, è innegabile che ci siano state delle carenze sulla manutenzione, ma certamente la mancanza di nuove infrastrutture, sia ferroviarie che stradali, ha portato a un sovraccarico e una maggiore usura le infrastrutture esistenti. Inoltre, la tragedia di Genova ha generato un effetto di pericolo percepito altissimo, che sta portando alla chiusura di viadotti e arterie non considerate sicure al 100 per cento, con la conseguenza di lasciare un paese fratturato in tutti i suoi collegamenti, isolato e quindi distante sia dai suoi centri logistici più importanti sia dall’ Europa».

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