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Pitto: «Genova ha reagito, ma l’autotrasporto è in gravissima crisi» / INTERVISTA

Genova - «La riapertura della ferrovia è stato il primo decisivo passo dopo il crollo di Ponte Morandi».

Genova - Quello che chiedono gli spedizionieri genovesi sono soprattutto tempi certi per la ricostruzione di Ponte Morandi. «L’intero sistema logistico, quello che ruota attorno al porto, sta subendo da settimane grandi disagi. Per ora siamo riusciti a limitare le difficoltà ma non potremo farlo in eterno. Servono tempi certi per la ricostruzione altrimenti ci saranno danni enormi per l’intero tessuto produttivo», dice Alessandro Pitto, presidente di Spediporto. Che prosegue: «I nostri clienti chiedono quando sarà pronto il nuovo ponte. Al momento non sappiamo dare una risposta certa e questo non è un bel segnale. Rischiamo di perdere contratti e carichi se non verranno stabiliti tempi certi per la ricostruzione».

Come ha reagito il porto dopo la tragedia dello scorso 14 agosto?

«L’intera comunità portuale ha cercato di rimboccarsi le maniche fin dal principio. Fino a questo momento siamo riusciti a contenere il calo di traffico e non ci sono state navi che hanno deciso di lasciare le nostre banchine scalando altri porti. Abbiamo registrato, quello sì, un importante calo di carichi che vengono movimentati in banchina perché soprattutto le portacontainer arrivano e ripartono con a bordo meno merce del solito».

Quali sono i cali di traffico registrati dal porto?

«È stato un settembre da profondo rosso per la nostra categoria, soprattutto se consideriamo che ci eravamo abituati a registrare da tempo un importante un trend di crescita. Il mese appena trascorso ha segnato un meno 5% dell’export e un meno 9,8% dell’import rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente».

Come avete ottenuto questi numeri?

«Sono dati che abbiamo raccolto e poi elaborato a seguito di un’indagine condotta su un campione del 15% dei nostri associati. Le domande di rimborso e risarcimenti compilate nelle scorse settimane dal comparto evidenziano come il danno medio per gli spedizionieri si attesti intorno ai 97 mila euro l’anno, per i corrieri a 170 mila euro l’anno e per gli autotrasportatori arriva a toccare la media di 610 mila euro annui. Se i dati dovessero consolidarsi nel corso di prossimi mesi gli spedizionieri genovesi potrebbero arrivare a perdere a fine anno un 10% in import ed un 8% in export. I danni potrebbero superare secondo le nostre stime i 28 milioni di euro».

Quali sono gli aspetti più critici?

«La riapertura della ferrovia è stato il primo decisivo passo in avanti dopo il crollo di Ponte Morandi. Grazie alla riapertura della linea che fino a poco tempo fa era occupata dalle macerie del viadotto, ora possono nuovamente transitare le merci in entrata e uscita dai terminal di Sampierdarena. Restano ancora molti nodi da sciogliere e certamente il comparto dell’autotrasporto è quello che sta pagando il prezzo più alto dopo quello che è successo il 14 agosto scorso. I camion hanno difficoltà ad accedere in banchina anche se con l’inaugurazione della nuova “Via della Supera” che corre all’interno dello scalo molto è migliorato».

Cosa dovrebbe fare il governo?

«Dal porto di Genova si imbarca il prodotto interno lordo nazionale. La quota di mercato nazionale del porto di Genova è del 33,7% in importazione e del 32,2% in esportazione. Se questo governo vuole raggiungere gli obbiettivi fondamentali di crescita deve puntare su Genova per sostenere occupazione e produzione industriale. Questo governo deve dare a Genova strumenti concreti non solo per rialzarsi immediatamente dal disastro del Ponte Morandi ma per poter garantire crescita alla portualità nazionale in modo da sostenere import ed export. Sostenendo la crescita della portualità, diamo un contributo reale al Pil nazionale».

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