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Trieste in prima fila per attrarre investimenti cinesi

Passare da Suez e arrivare nel porto giuliano fa risparmiare cinque giorni di navigazione.

In Adriatico sbarca molta merce cinese, ma non sono ancora arrivati gli investimenti attesi con la Nuova via della seta, come ad esempio è avvenuto a Savona con la partecipazione di Cosco alla società che gestirà il terminal di Vado, come socio di minoranza accanto a Apm terminals. Tuttavia le manifestazioni di interesse non sono mancate e oggi il porto di Trieste, che movimenta ogni anno 600 mila teu, in crescita, sta lavorando per concretizzarle. Lo scalo giuliano è caratterizzato dall’essere quello con maggiore proiezione internazionale verso l’entroterra, fra i porti italiani. A Trieste fanno storicamente riferimento paesi come Austria, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Germania meridionale, Polonia. E a Trieste amano notare che in una recente intervista all’agenzia “Agi” l’ambasciatore cinese Li Ryuyu, parlando degli investimenti cinesi in Italia, ha citato come unico porto quello di Trieste. Dal suo arrivo al timone della nuova Autorità di sistema del mar Adriatico orientale, il presidente Zeno d’Agostino ha premuto l’acceleratore sul completamento delle opere ferroviarie, che consentono allo scalo di sviluppare i collegamenti a lunga percorrenza, raggiungendo mercati dall’Ungheria ai Paesi Bassi.

Ma l’attenzione cinese è oggi rivolta anche al progetto di porto franco, come spiega lo stesso presidente: «I cinesi non sono interessati a Trieste solo per la profondità dei fondali, ma anche perché trovano un’autorità di sistema che racchiude il porto franco, il parco industriale, le smart city».

Zeno D’Agostino ha spesso sottolineato come, nonostante che la compagnia cinese Cosco abbia posto la sua base europea al Pireo, i porti più vicini ai mercati finali europei sono quelli italiani, perché lo stato delle infrastrutture terrestri dal Pireo al centro Europa non rende conveniente il loro utilizzo. Come ha spiegato l’ambasciatore italiano a Pechino, Ettore Sequi, «i porti italiani non sono alternativi, ma complementari al Pireo, sia perché sono immediatamente disponibili ed estremamente ben collegati, con procedure di sdoganamento tra le più veloci in Europa, mentre dal Pireo occorre ancora costruire adeguati e onerosi collegamenti ferroviari attraverso i Balcani; sia perché è difficile far transitare solo attraverso un porto l’assai ingente numero di container che dall’Asia giunge nel Mediterraneo».

La Via della seta è vista come un’occasione per attrarre investimenti esteri in progetti di sviluppo logistico. Francesco Russo, vicepresidente del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia, ha detto: «I contatti sono in corso già da qualche anno. I cinesi sanno che passare da Suez e arrivare a Trieste fa risparmiare cinque giorni di navigazione e sono attratti dalla qualità delle infrastrutture e degli asset ferroviari che portano al Centro e Nord Europa». Nel luglio 2017 una delegazione cinese composta da rappresentanti del ministero e della compagnia statale Cosco hanno visitato il porto di Trieste. A maggio scorso il presidente d’Agostino ha rivelato: «Alcune conglomerate cinesi stanno compiendo da almeno due anni attività di due diligence a Trieste». Investimenti concreti non si sono ancora visti, ma d’Agostino è fiducioso, come ha confermato ancora lo scorso ottobre intervenendo alla Construction conference, organizzata da Ance e Civiltà di cantiere, quando ha spiegato che il porto di Trieste «è già pronto e per questo la Cina verrà ad investire qui».

D’Agostino ha ricordato che l’atteggiamento protezionistico degli Stati Uniti ha imposto agli operatori portuali di dialogare con la Cina. «In questo contesto - ha aggiunto - il porto di Trieste è ora collegato via ferrovia con Budapest e col Nord Europa». Ma ciò che lo distinguerà è «la presenza di intelligenza e capacità in quanto lungo la Via della seta dovranno viaggiare cultura e innovazione imprenditoriale, non solo merci. Per questo - ha ribadito - la Cina verrà a investire qui, perché vorrà collaborare con un tessuto imprenditoriale unico al mondo».

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