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Assoporti, i ribelli non cedono: scontro sul presidente

Genova - Il cielo che di solito in Sicilia tende al sereno, dopo la nomina di Daniele Rossi al vertice di Assoporti, ha cominciato a coprirsi di nuvole. I porti di Palermo, Messina e Catania erano infatti uno dei motivi principali del cambio della guardia alla guida dell’associazione degli scali italiani

Genova - Il cielo che di solito in Sicilia tende al sereno, dopo la nomina di Daniele Rossi al vertice di Assoporti, ha cominciato a coprirsi di nuvole.

I porti di Palermo, Messina e Catania erano infatti uno dei motivi principali del cambio della guardia alla guida dell’associazione degli scali italiani. Il loro rientro nei ranghi, dopo l’uscita polemica di Andrea Annunziata prima e Pasqualino Monti poi, è da tempo nei pensieri di Edoardo Rixi, il viceministro ligure che vorrebbe ridare compattezza al settore. La trattativa punta soprattutto sulla revisione dello statuto di Assoporti: i ribelli siciliani sono pronti a rientrare se si metterà mano all’associazione. Il punto nodale è la possibilità di eleggere un presidente esterno, uno cioè che non ricopra già il ruolo vertice di un’Authority come avviene oggi. E su questo sembra ci sia un sostanziale accordo tra tutte gli scali. L’altro caposaldo è lo snellimento della struttura, con un cambio anche di ruolo per il segretario generale che diventerebbe direttore con più poteri. Il problema è legato ai tempi: Palermo e Catania vorrebbero rendere operativo il nuovo statuto già ad aprile e così dopo la doccia fredda di due giorni fa, ieri hanno cominciato a rilanciare. I siciliani erano infatti convinti che la nomina di Rossi al posto di D’Agostino servisse a questo: un mandato di scopo per realizzare la riforma. Durata massima tre mesi, poi via al nuovo corso. Invece le prime parole del neo presidente e il clima dell’assemblea romana, hanno fatto capire che il regno del “traghettatore-Rossi” potrebbe non essere poi così breve. Senza la soddisfazione di quelle condizioni che i siciliani ritengono imprescindibili, è difficile che si concretizzi il ritorno a casa dei ribelli. Così a meno di 24 ore dall’elezione del nuovo presidente, si sono mosse già le diplomazie, ma i risultati ieri non erano confortanti. Rixi dunque dovrà tornare in cabina di regia per cercare di limare l’accordo tra i porti, mentre nel resto del Paese sono diverse le banchine che si trovano in un momento difficile.


GIOIA TAURO E NAPOLI
Il ministro Toninelli ieri ha comunicato a Constship e Msc (attraverso Til che è il braccio terminalistico del gruppo di Ginevra), i due azionisti del Terminal Mct del porto di Gioia Tauro, l’avvio del procedimento di decadenza della concessione demaniale delle banchine dello scalo. Lo ha confermato ieri la stessa Autorità portuale di Gioia Tauro, guidata dal commissario straordinario Andrea Agostinelli. La decisione era stata anticipata i dal ministro per le Infrastrutture e i trasporti Danilo Toninelli durante la sua visita nel porto di Gioia Tauro e confermata nei giorni scorsi. Mct avrà 30 giorni per decidere cosa fare, ma la sensazione è che da questo grande conflitto ne uscirà vincitrice Msc che ha sempre assicurato la volontà di effettuare ingenti investimenti. Intanto il ministro ha deciso di inviare un’ispezione all’Authority di Napoli. È la quarta in poco tempo dopo Civitavecchia, Ravenna e Taranto.

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