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L’Antitrust: «No alla proroga della convenzione Stato-Tirrenia Cin»

Roma - Non ci sono le condizioni per una proroga della convenzione Stato-Tirrenia Cin da oltre 72 milioni di euro di sussidi pubblici l’anno per i collegamenti marittimi fra la penisola e le isole maggiori.

Roma - Non ci sono le condizioni per una proroga della convenzione Stato-Tirrenia Cin da oltre 72 milioni di euro di sussidi pubblici l’anno per i collegamenti marittimi fra la penisola e le isole maggiori, inclusa la Sardegna, firmata nel 2012 dal ministero dei Trasporti e in scadenza il 18 luglio 2020. Lo evidenzia l’Agcm, l’Autorità garante per la concorrenza, nel parere fornito al Mit sull’affidamento del servizio di trasporto marittimo, per il quale auspica una nuova gara. Al ministero si suggerisce un’analisi dei fabbisogni di mobilità da e per le isole interessate (in termini di tipologia e frequenza dei collegamenti, tariffe e standard di qualità), una verifica sulle condizioni per l’offerta dei servizi in base al mercato e anche sull’eventuale necessità di sottoporli a oneri di servizi pubblico. «L’obiettivo di garantire la continuità aziendale della società risultate dall’eventuale fusione tra Moby e Cin anche dopo il 18 luglio 2020», precisa l’Antitrust nel parere pubblicato ieri sul proprio bollettino, «non pare in alcun modo una circostanza che possa giustificare una deroga» alla disciplina comunitaria, «e, dunque, consentire un’eventuale proroga della convenzione rispetto alla sua naturale scadenza».

Lo scorso 17 ottobre le assemblee straordinarie di Moby e Cin (gruppo Onorato) hanno deliberato la fusione inversa delle due compagnie che comporta l’incorporazione della società controllante Moby in Cin, sua controllata al 100% e titolare della convenzione per i collegamenti fra Italia continentale e isole maggiori. Al momento l’attuazione della fusione- come evidenzia l’Antitrust - è sospesa, in quanto la gestione commissariale di Tirrenia (di cui Cin aveva acquistato il ramo d’azienda nel 2012), ha esercitato il diritto di opposizione e impugnato la delibera di fusione davanti al tribunale di Milano: secondo il ricorrente, la società che nascerebbe non offrirebbe garanzie patrimoniali sufficienti, condizione che metterebbe a rischio l’effettiva esigibilità del credito che lo Stato vanta ancora nei confronti di Cin per l’acquisto del ramo d’azienda di Tirrenia. La nuova società - come evidenzia la stessa Agcm - «risulterà gravata dai debiti ora facenti capo alle società partecipanti alle fusione e la scadenza di tali debiti travalica l’orizzonte temporale dell’attuale convenzione di alcuni anni». «Sembra che uno dei presupposti per la realizzazione della fusione tra Moby e Cin», argomenta l’Autitstra , «sia la proroga dell’attuale scadenza della convenzione quantomeno al 2022-2023», ma questo scenario presenta «risvolti critici sotto il profilo concorrenziale».

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