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«Cantieri, troppe opere in ritardo o bloccate» / INTERVISTA

Milano - Attesa per Gronda, il nuovo ponte Morandi e Terzo valico.

L’ultima nota congiunturale Confetra è un campanello d’allarme sul rallentamento della crescita a livello nazionale? «La parte finale del 2018 - risponde la vicepresidente di Confetra, Betty Schiavoni - ha mostrato segnali di rallentamento negli scambi commerciali. Anche i mesi di gennaio e febbraio hanno mantenuto questa tendenza, mentre dai primi sondaggi parrebbe vi sia un qualche miglioramento nel mese di marzo».

Qual è la situazione infrastrutturale del Nord Italia?

«Il 2018 è stato un anno di grande sofferenza per la realizzazione delle opere infrastrutturali di cui ha bisogno il Paese. Il procrastinarsi del mancato finanziamento di molti progetti così come la volontà politica di rimettere in discussione alcune opere ricadenti nei corridoi infrastrutturali europei ha fatto si che molte opere abbiano subito ritardi o siano state bloccate. La Pedemontana Lombarda è ferma dal 2016, il Terzo valico dei Giovi ha subito ulteriori rallentamenti, la Tav Torino Lione è messa in discussione, la tratta Av/Ac Brescia/Verona è ferma. La Pedemontana Veneta è anch’essa in ritardo. Nel contempo lo stato di saturazione dell’autostrada A4 è sotto gli occhi di tutti così come sono estremamente preoccupanti le difficoltà di attraversamento dei valichi alpini verso la Svizzera e l’Austria a causa delle continue limitazioni poste da questi due Paesi al transito dei mezzi pesanti via strada».

Quanto ha pesato e in che modo la catastrofe di ponte Morandi?

«Mi lasci dire anzitutto che questa catastrofe ci ha segnati tutti e che siamo vicini alla città di Genova e ai genovesi. Questo viene prima del lavoro e dei traffici. La comunità genovese ha dato un segnale forte al Paese lavorando a spron battuto per limitare i disagi alle persone e alle merci e questo deve essere sottolineato. Chiede quanto ha pesato: molto, anche da un punto di vista psicologico. Alcuni operatori hanno deviato limitati traffici marittimi per paura di congestionamenti che in realtà ci pare siano stati limitati. Ha sofferto sicuramente una parte di traffico che va e viene da Francia e Spagna. In questi casi l’incremento delle percorrenze per superare il nodo di Genova lo si è sentito. In generale i disagi, limitati da questa risposta forte della città di Genova, li hanno sentiti un pò tutti gli operatori, del porto e dell’interno».

Quali sono le aspettative delle imprese di Confetra sullo sviluppo dei porti di Genova e Savona?

«Il porto di Genova è il principale porto gateway d’Italia per il trasporto contenitori. Con l’apertura del nuovo terminal di Vado la capacità del porto sarà tale da superare le richieste attuali dei traffici. Avere questa disponibilità è sicuramente importante, ma ora occorre lavorare sul lato terra che, lo si dice da tempo, è la parte più complicata da mettere in ordine. Rapidità nell’attraversamento dei terminal a costi competitivi è quello che necessita alle merci così come la possibilità di poter scegliere tra più modalità di trasporto per raggiungere la destinazione interna in Italia e, perché no, in Europa. Serve, ovviamente, il nuovo ponte in tempi rapidi, così come promesso dal sindaco Bucci, non solo per i traffici attuali ma anche per dimostrare all’estero che l’Italia fa le cose presto e bene e, cosa ancora più importante, che se promette di ridare il ponte alla città entro una certa data, rispetta l’impegno. La credibilità è tutto. Serve la gronda autostradale; in realtà serve da vent’anni, speriamo che ora la si faccia. E serve la ferrovia: non solo il Terzo valico ma tutte le opere connesse, senza le quali il Terzo valico sarebbe inutile. E serve che il costo complessivo dei treni sia competitivo senza che un pezzo, anche piccolo, del trasporto costi più che negli altri Paesi rendendo di fatto antieconomico l’uso del treno».

La nascita di un’Autorità unica di sistema nel 2016 è stato un vantaggio o uno svantaggio per i due scali?

«Noi avremmo voluto un‘unica Autorità di sistema portuale per l’alto Tirreno e una unica per l’alto Adriatico! Così come vorremmo che la Conferenza nazionale di coordinamento delle Adsp fosse effettiva e non sulla carta. Credo la risposta sia chiara».

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