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Sticco: «Il sistema italiano? Regge grazie agli operatori»

«Ci siamo già sulla Via della seta: le sperimentazioni fatte ci dicono che i benefici sono relativi in rapporto ai costi, inoltre possono usufruire di un migliore servizio solo alcuni tipi di merci».

IN che cosa consiste la vostra attività, e quali sono le prospettive per l’anno in corso?

«Siamo nati come spedizionieri doganali nel 1960 - risponde Antonio Sticco, amministratore unico della Sticco Sped - prestando la nostra professione alle principali case di spedizioni internazionali, nella duplice veste di spedizioniere e tecnico dei trasporti: ci siamo sempre considerati gli “architetti” del trasporto, perché uniamo professionalità e tecnicismo: specializzati nella materia doganale e tributaria, tecnici per il trasporto auto, trasporti eccezionali, trasporto valori, traslochi nazionali e internazionali, door/door. Le prospettive nell’anno in corso non sono rosee, ci auguriamo restino quelle correnti. Speriamo di sbagliare, ma al momento non prevediamo aumento di traffico».

Che cosa significa oggi essere una realtà competitiva, per chi lavora nel comparto logistico?

«Significa mettere a disposizione del cliente non le solite formule di servizio, ma avere un’alta specializzazione nel campo digitale che permetta ai clienti di entrare subito in possesso delle informazioni che gli necessitano».

Eventi come quello del viadotto Morandi sono, tra le altre cose, la dimostrazione dell’arretratezza di una parte del sistema logistico italiano. Quali dovrebbero essere, a suo avviso, le priorità per il rilancio del settore?

«Reti di imprese, ampie aree per il raggruppamento delle aziende industriali e le loro merci, intermodalità, cabotaggio e circolazione, infrastrutture».

Qual è il suo giudizio sulla portualità italiana?

«I vari lacciuoli burocratici bloccano le iniziative, la portualità ne soffre. Si lavora con una buona dose di volontà da parte degli addetti ai lavori».

Che cosa pensa delle interconnessioni esistenti tra porti, ferrovie e attività produttive del Paese?

«Gli interessi possono coincidere con costi e benefici?».

La Via della Seta (Belt and Road) è giudicata da molti osservatori la via d’uscita più rapida da una crisi che dura da oltre 10 anni. Lei è d’accordo?

«Ci siamo già sulla Via della seta: le sperimentazioni fatte ci dicono che i benefici sono relativi in rapporto ai costi, inoltre possono usufruire di un migliore servizio solo alcuni tipi di merci, prevediamo che possa entrare in sistema solo quando si avrà di nuovo una maggiore quantità di merce a disposizione, pertanto una nuova e certa ripresa economica mondiale».

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