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Porto di Civitavecchia, proclamati due giorni di sciopero

Roma - Per il presidente della Cpc Enrico Luciani, “si è tornati ad un anno e mezzo fa: confido nella buona fede del presidente Francesco Maria di Majo e spero che in queste ore prevalga la lucidità e che arrivi l’atto di autorizzazione entro oggi o al più tardi domani”.

Roma - Attraverso una nota congiunta, le sigle sindacali Cgil Filt, Fit Cisl, Ugl Mare e Porti e Usb, “venute a conoscenza dell’esito del comitato di gestione tenutosi in data 17 ottobre 2019, avente all’ordine del giorno tra le altre cose la definizione dello sviluppo futuro dei traffici presentati dalla società Cfft”, dichiarano “totalmente insufficienti gli impegni previsti”. “Fermo restando, come detto già in passato, un auspicabile accordo commerciale tra Rtc e Cfft, ad oggi non si intravedono quei provvedimenti necessari a consolidare ed incrementare le merci nello scalo di Civitavecchia. Allargando la visione generale al porto la mancanza di strategia e di autorevolezza decisionale dei vertici dell’Adsp, sta indirizzando lo scalo verso una posizione commerciale marginale, nonostante la vicinanza del mercato di Roma. Tutto ciò premesso nell’esprimere la forte preoccupazione sulle prospettive future e sulla tenuta occupazionale di tutto il sistema portuale, ci vediamo costretti a dichiarare lo stato di agitazione dell’intero porto e come previsto dal Ccnl di settore (art.49) e dalle normative vigenti si proclamano, per le motivazioni sopra esposte, 2 giornate di sciopero generale nei giorni 6 e 7 novembre 2019. Inoltre saranno previste una serie di sit-in di protesta, nel rispetto delle normative vigenti, a partire dal giorno 22 ottobre”.

“La misura è colma – ha detto al giornale locale La Mia Città News il responsabile della Filt, Alessandro Borgioni – Qui sono a rischio 150 posti del Cfft tra lavoratori della società e dell’indotto, come la Cpc ed altre imprese, oltre ai possibili posti che si creerebbero col rilancio dell’Interporto, stimati tra le 2 e le 300 unità. Nessuno vuole che il Cfft diventi terminalista, c’è già un terminalista per i container ed è Rtc, qui si chiede solo di consentire lo sbarco di merci destinate ai magazzini refeer, come chiesto da clienti importante come Maersk e Chiquita. In tanti anni che seguo questo settore in tutta Italia non mi era mai capitato un porto dove si mandano via traffici, mentre gli altri scali adeguano i piani regolatori per intercettarne di nuovi”.
Per il presidente della Cpc Enrico Luciani, “si è tornati ad un anno e mezzo fa: confido nella buona fede del presidente Francesco Maria di Majo e spero che in queste ore prevalga la lucidità e che arrivi l’atto di autorizzazione entro oggi o al più tardi domani. Altrimenti non staremo a guardare il porto morire, lo chiudiamo prima con le catene che si usano per il rizzaggio”.

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