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Autorità portuali, la Commissione Ue insiste: «I profitti vanno tassati»

Bruxelles - La Commissione fa sapere che un’indagine approfondita offre all’Italia e alle terze parti interessate - quali beneficiari o concorrenti - l’opportunità di formulare le proprie osservazioni.

Bruxelles - La Commissione europea ha avviato un’indagine approfondita sulle esenzioni fiscali di cui beneficiano i porti italiani. In Italia le autorità portuali sono integralmente esentate dall’imposta sul reddito delle società e lo Stato, indica Bruxelles, «non ha accettato di modificare la propria legislazione in materia, come proposto dalla Commissione nella sua decisione di gennaio 2019». Per questo motivo la Commissione vuole «accertare il fondamento delle sue preoccupazioni iniziali sulla compatibilità delle esenzioni fiscali concesse ai porti italiani con le norme sugli aiuti di Stato della Ue». Qualora tali preoccupazioni si rivelassero fondate, anche l’esenzione fiscale a favore dei porti italiani costituirebbe un «aiuto esistente», in quanto già in essere prima dell’adesione dell’Italia alla Ue e la Commissione non potrebbe chiedere all’Italia di recuperare gli aiuti concessi.

La Commissione fa sapere che un’indagine approfondita offre all’Italia e alle terze parti interessate - quali beneficiari o concorrenti - l’opportunità di formulare le proprie osservazioni sulla valutazione delle esenzioni fiscali alla luce della normativa in materia di aiuti di stato e più in particolare sulla valutazione del carattere economico delle attività dei porti e della loro incidenza sulla concorrenza e gli scambi commerciali. La commissaria alla concorrenza Margrethe Vestager, riporta l’agenzia Radiocor, ha indicato che «i porti sono infrastrutture essenziali per la crescita economica e lo sviluppo regionale. La nostra normativa in materia di concorrenza ne tiene conto e consente agli Stati membri di investire nei porti, creando posti di lavoro e tutelando la concorrenza. Allo stesso tempo, se gli operatori portuali generano profitti dalle loro attività economiche, tali profitti dovrebbero essere oggetto della stessa imposizione fiscale che grava sulle altre imprese soggette alla normale normativa fiscale nazionale al fine di evitare distorsioni della concorrenza».

La Commissione rileva che le autorità portuali svolgono attività di tipo sia economico che non economico: le attività non economiche, quali le attività di sicurezza e di controllo del traffico marittimo o di sorveglianza antinquinamento, rientrano solitamente nell’ambito di competenza delle autorità pubbliche. Tali attività di servizio pubblico sono escluse dal campo di applicazione delle norme Ue in materia di aiuti di Stato. Lo sfruttamento commerciale delle infrastrutture portuali - ad esempio, la concessione dell’accesso al porto a fronte di una remunerazione - costituisce invece un’attività economica. A tali attività si applicano le norme Ue sugli aiuti di Stato. «L’esenzione dall’imposta sulle società per i porti che realizzano profitti da attività economiche può rappresentare un vantaggio competitivo sul mercato interno e pertanto comporta un aiuto di Stato che potrebbe essere incompatibile con la normativa dell’Ue». Sempre oggi, l’esecutivo Ue ha preso atto inoltre con soddisfazione dell’impegno della Spagna di abolire, a partire dal 2020, l’esenzione fiscale di cui beneficiano i porti spagnoli, consentendo così alla Commissione di chiudere la procedura relativa alla Spagna.

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