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Un giorno nel porto di Genova, fra disagi e camion in coda / REPORTAGE

Genova - Nei piazzali l’umore dei trasportatori tira al nero, negli uffici c’è preoccupazione: «Sinceramente non temiamo un ingolfamento del lavoro, qui lavoriamo tanto ma è l’ordinario - dice Casolino -. Al contrario, temiamo di perderlo».

Genova - «Come andiamo? Si guardi intorno...». Alle 15.30 di lunedì l’ufficio della Ics Sernav diretto da Paolo Francesco Casolino, al varco di San Benigno, gira a pieno regime. Gli impiegati sono concentrati sui terminali, agli sportelli i camionisti premono. Hanno fretta, perché tutti, qui, hanno messo in conto che per raggiungere o lasciare il porto di Genova serve in media un’ora in più del solito.

Di fronte alla repentina chiusura della A6 avvenuta domenica, il presidente dei porti di Genova e Savona, Paolo Emilio Signorini, si è dato 10 giorni per elaborare di concerto con la Regione e gli operatori un pacchetto di contromisure all’emergenza viadotti, costituito da un sistema informativo in tempo reale sulla situazione della rete autostradale, aree di accumulo (buffer) dei Tir in attesa di entrare in porto, aperture notturne, e un meccanismo di compensazioni. Questi ultimi due punti, precisava ieri Signorini, si incrociano, perché le compensazioni possono essere «il superamento delle convenienze degli operatori» portuali, fin qui impossibilitati, per un motivo o per l’altro, a modificare gli orari di apertura e chiusura dei terminal. Scoglio che di fronte «a un’emergenza di rete», dice Signorini, dovrà essere affrontato.

Nei piazzali l’umore dei trasportatori tira al nero, negli uffici c’è preoccupazione: «Sinceramente non temiamo un ingolfamento del lavoro, qui lavoriamo tanto ma è l’ordinario - dice Casolino -. Al contrario, temiamo di perderlo». Alla lunga gli armatori faranno i conti, e cominceranno a dirottare le navi sui porti meno comodi di Genova e Savona, ma meglio collegati. La merce, è il mantra degli spedizionieri, trova sempre una sua strada. Passaggi obbligati non ce ne sono. Lo sciopero dei portuali di martedì scorso al terminal di Pra’, nel giorno di massima emergenza, brucia ancora tra i camionisti: «Abbiamo risposto con la serrata - dice Paolo, padroncino del Nord Italia - ma dovevamo andare a oltranza, dovevamo far vedere che avevamo le palle per bloccare il porto. L’altro giorno ho aspettato oltre tre ore per caricare due container. Tre ore, per un viaggio di due. Il buffer? A Pra’ c’è, ma in pratica è un parcheggio dove stai lì e aspetti... è che arriviamo tutti alle stesse ore». In media, spiega il conducente, il Tir parte alle quattro del mattino da Pra’, verso destinazioni di un raggio di 150 chilometri, Milano, Torino e simili. Ricarica la merce, riparte verso le 10, arriva a Genova tra le 13 e le 14. «A quell’ora non parcheggi nemmeno una bicicletta, altro che camion».

La mancanza del turno di notte, le interruzioni del lavoro per i cambi-turno dei portuali, sono questioni che contrappongono da tempo camionisti e lavoratori di banchina. «Il ritardo è un problema- si spinge a dire Enrico, dipendente di una ditta di autotrasporto - ma l’80% dei problemi riguardano l’organizzazione del lavoro in porto». Alle 16 i piazzali intorno alla palazzina Merci a Pra’ sono pieni, gli impiegati agli sportelli lavorano senza sosta, la coda dei camionisti che richiedono i documenti per la merce è lunga. Certamente funziona la sicurezza: in pochi minuti siamo accompagnati fuori dal terminal.

Anche chi lavora in dogana per ora non percepisce il disagio dell’autostrada, ma evidenzia criticità interne al porto: «Sarà un problema con il persistere della situazione, specie per le merci in esportazione: perché se il camion arriva in ritardo, anche la verifica è fatta in ritardo, e il rischio è nel frattempo che la nave parta - dice Florindo Iervolino coordinatore Fp Cgil per l’agenzia delle Dogane -. Ma per ora la situazione è ordinaria, piuttosto per problemi di sicurezza abbiamo una sezione della dogana nel Terminal Traghetti che è stata chiusa, e abbiamo 50 persone sparse per vari uffici. Questo è una cosa che davvero provoca dei disagi». —

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