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«Bombardier Vado, futuro appeso a Mercitalia» / INTERVISTA

Milano - Il futuro delle stabilimento di Bombardier Italia,a Vado Ligure, si trova di fronte a un bivio. Le sorti del sito produttivo e della controllata italiana che fa capo al colosso ferroviario canadese, infatti, dipendono dall’eventuale arrivo di una nuova commessa da parte di Mercitalia Rail

Milano - Il futuro delle stabilimento di Bombardier Italia, a Vado Ligure, si trova di fronte a un bivio. Le sorti del sito produttivo e della controllata italiana che fa capo al colosso ferroviario canadese, infatti, dipendono dall’eventuale arrivo di una nuova commessa da parte di Mercitalia Rail per la quale l’azienda guidata dall’ad Luigi Corradi ha già presentato un’offerta.

Il vincitore dell’ordine, del valore di circa 350 milioni di euro per la costruzione e successiva manutenzione di 110 locomotive - 40 di tipo multisistema e 70 a corrente continua -, dovrebbe essere deciso entro fine mese. Ad annunciarlo saranno le Ferrovie delle Stato Italiane che operano nel settore cargo attraverso la controllata Mercitalia. «Siamo fiduciosi perché abbiamo le carte in regola per ottenere questa gara e abbiamo presentato un’ottima offerta», spiega Corradi al Secolo XIX/The MediTelegraph davanti allo stand Bombardier alla fiera Expo Ferroviaria, la manifestazione di settore che è stata inaugurata ieri a Milano alla quale sono presenti 300 espositori provenienti da 19 diversi Paesi.

Corradi, lo stabilimento di Vado è in crisi da tempo. Le cose si sistemeranno se dovesse arrivare questo nuovo ordine?

«Diciamo che a quel punto saremmo in grado di imboccare la strada giusta. Garantire lavoro per i prossimi anni e iniziare un nuovo percorso partendo da una base solida. Voglio essere sincero: per il futuro della nostra azienda questa commessa è di vitale importanza».

Cosa succederebbe, invece, ai 450 dipendenti di Vado se l’ordine non dovesse arrivare? Per questa gara c’è una forte concorrenza di Siemens.

«Avremmo problemi molto seri, perché al momento non vediamo alternative. Oggi i nostri dipendenti sono in cassa integrazione. Il vecchio accordo scade a fine anno, ne stiamo facendo uno nuovo con i sindacati ma i dettagli del nuovo piano molto dipenderanno dall’arrivo o meno dell’ordine per Mercitalia».

Sempre sul fronte dei carichi di lavoro c’è in ballo anche un possibile accordo con Hitachi. Quante possibilità ci sono che questa intesa vada in porto?

«Direi il 50 per cento. Si tratta di una possibile collaborazione in fase di produzione per la realizzazione di 350 treni regionali che Hitachi si è aggiudicata in una gara alla quale abbiamo partecipato anche noi, purtroppo senza successo».

Dal punto di vista della produzione, invece, su quali settori si concentrerà maggiormente Bombardier?

«Prevediamo una crescita significativa che riguarda la produzione di mezzi su rotaia per la rete urbana. Mi riferisco soprattutto a metropolitane e tram che sono utilizzati nelle grandi città, spesso per collegare le aree del centro con le periferie».

Quali ripercussioni avrà per le aziende che producono locomotive, sia a livello italiano che internazionale, la fusione ormai annunciata tra Alstom e Siemens? Bombardier è preoccupata?

«Dovremo essere bravi a cogliere quelle che possono essere nuove opportunità, perché operazioni del genere hanno spesso bisogno di tempo per concretizzarsi a pieno. Per noi che siamo un’azienda concorrente potrebbero presentarsi anche business prima d’ora mai esplorati».

Il settore ferroviario crescerà ancora nei prossimi anni?

«Assolutamente sì. È un comparto in forte espansione e le previsioni a livello mondiale indicano un costante sviluppo».

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