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Camionisti, i trucchi alla guida

Genova - Marco ha 35 anni, una moglie e tre figli. Per vivere guida camion: «Sono impiegato in una ditta di autotrasporti, il più delle volte percorro la tratta tra Genova, Milano e Roma» racconta. A metà ottobre è stato pizzicato durante un controllo dalla polizia stradale in un’area di sosta della autostrada A7

Genova - Marco ha 35 anni, una moglie e tre figli. Per vivere guida camion: «Sono impiegato in una ditta di autotrasporti, il più delle volte percorro la tratta tra Genova, Milano e Roma» racconta. A metà ottobre è stato pizzicato durante un controllo dalla polizia stradale in un’area di sosta della autostrada A7. Quando gli agenti lo hanno fermato il suo cronotachigrafo - una sorta di computer di bordo che registra velocità, soste e tempi d’attesa - era in modalità riposo da un paio di ore. E però il mezzo pesante in quel momento stava viaggiando.

Sulle prime Marco ha negato di aver alterato il dispositivo. Ha cercato di giustificarsi dicendo che c’era stato un problema tecnico. Poi messo alle strette ha ammesso le sue responsabilità. Facendo lui stesso trovare ai poliziotti l’oggetto utilizzato per barare sui tempi di guida : «Ho inserito un magnete - racconta Marco insieme al suo avvocato Claudio Velasco - in questo modo posso guidare di più e più velocemente. La calamita blocca il dispositivo e non permette di registrare i tempi di guida o la velocità del mezzo».

Il camionista non ha coinvolto l’azienda. Ma ha voluto ugualmente raccontare, insieme al suo legale, quanto costretto a subire ogni giorno: «Lo faccio perché sono i miei datori di lavoro ad impormelo. Chi non mette il dispositivo non guida - prosegue il camionista -e io ho una famiglia da mantenere. Non posso permettermi di stare a casa».

L’autista ha anche spiegato altri trucchi per raggirare le regole: «Al posto del magnete qualche volta utilizziamo delle schede di altri camionisti o dello stesso datore di lavoro - racconta - in questo modo possiamo anche guidare tre volte di più rispetto a consentito. Guido, però, con la paura che mi possa accedere qualcosa di brutto». Per lui è scattata la denuncia a piede libero e il ritiro della patente per quindici giorni oltre ad una maxi multa. Nessuna conseguenza, invece, per l’azienda. Alla fine Marco ha deciso di non presentare alcuna querela per paura di perdere il posto di lavoro.

Da Genova a Savona. Fabio ha 38 anni, è finito pure in carcere per aver alterato il cronotachigrafo del suo mezzo pesante. Spieghiamo meglio: un anno e mezzo fa il camionista era stato fermato dalla stradale sull’A10 ad Imperia con il dispositivo alterato. Era stato denunciato e processato. Quindi condannato a due mesi di reclusione. Non aveva presentato, però, alcuna richiesta di sospensione della pena. A settembre Fabio ha trovato i carabinieri alla porta di casa. Lo hanno arrestato ed è finito in carcere. A questo punto si è rivolto ad un legale -l’avvocato Mario Iavicoli - ed è stato rimesso in libertà: «Perchè ho messo il magnete - spiega - è l’unico modo per lavorare. Se non lo fai non ti prendono». Una situazione questa ben conosciuta da sindacati e associazioni di categoria. Leo Cafuoti, responsabile Filt Cgil per il settore merci e logistica, denuncia come «sia assurdo che per far scattare la denuncia contro l’azienda lo stesso camionista si debba esporre in prima persona». «Dopo gli ultimi incidenti - prosegue - la situazione sta diventando preoccupante. Sappiamo di colleghi che guidano anche quindici o sedici ore di fila grazie ai dispositivi alterati. Le aziende che li costringono ad inserirli fanno concorrenza sleale verso chi rispetta le regole. E al tempo stesso mettono a serio rischio l’incolumità degli automobilisti sulle strade».

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