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«Ponte, i tempi li decide il super commissario»

Genova - «Sono qui da voi con il decreto in mano», spiega il ministro Toninelli. È già l’ora dell’inaugurazione del Salone ma lui invece è lì, seduto a un tavolone, insieme con gli sfollati dalle case minacciate da quel che rimane del Morandi

Genova - « Sono qui da voi con il decreto in mano», spiega il ministro Toninelli. È già l’ora dell’inaugurazione del Salone ma lui invece è lì, seduto a un tavolone, insieme con gli sfollati dalle case minacciate da quel che rimane del Morandi. Loro ribattono: «Su una cosa siamo chiari, sotto al nuovo viadotto non dovranno esserci abitazioni». Troppi danni, troppo dolore hanno portato scelte urbanistiche di epoche remote, che oggi sembrano folli.

Scelta prima segretissima, questa visita in modalità super riservata, mai annunciata. Poi, però, ostentata nel far saltare la cronoscaletta della giornata, con un ritardo di tre quarti d’ora all’inaugurazione del Nautico, bocca cucita all’arrivo trafelato davanti alle telecamere e ai taccuini, con due fotografi che nella calca capitombolano su una barca. Prima loro, gli sfollati, poi il cerimoniale, è la scelta di Toninelli.

C’è il mare e ci sono le imbarcazioni in esposizione, nella Genova che non si arrende. Ma ci sono anche il fantasma del ponte crollato e quello del ponte che verrà. L’interrogativo che la città continua cocciutamente a riproporre è: quando arriverà il nuovo viadotto? È una risposta che ancora non c’è. Spiega Toninelli: «Il governo ha fatto un decreto, nel decreto c’è scritto che il ponte verrà costruito con un timbro dello Stato e verrà gestito da un commissario straordinario». Commissario che, insiste il ministro, «ha i poteri di fare le cose più velocemente rispetto alle normative piuttosto complesse del codice degli appalti. Avrà il potere di scegliere il progettista, andare avanti e completare la costruzione».

Come recita il Decreto Genova infatti, potrà agire con pieni poteri, «in deroga ad ogni disposizione di legge, fatto salvo il rispetto dei vincoli non derogabili derivanti dall’ appartenenza all’Unione europea». Dovrà anche essere, chiosa il titolare delle Infrastrutture, «moralmente ineccepibile».

Attraverso questo percorso dialettico si arriva alla risposta al quesito originario: «Sarà il commissario a indicare quando il ponte potrà essere realizzato: solo a quel punto io comunicherò la data. Anche gli sfollati non vogliono promesse a vuoto, ma solo date precise».

Il super commissario con licenza (quasi) totale di deroga arriverà entro 10 giorni dal decreto. Lo stesso impegno preso a Genova,in piazza De Ferrari a un mese dal disastro, dal premier Conte. Una data però ancora indefinibile, mancando ancora la data precisa della promulgazione: come una gara di corsa in cui lo starter continua ad esitare a dare lo sparo del via. «Ma prima ancora del nome - insiste il ministro - è molto più importante leggere che cosa potrà fare questo commissario straordinario».

Quando poi Toninelli chiarisce quel che pensa sul futuro del nuovo viadotto Morandi, pare avere in testa più il progetto apparso sul blog di Beppe Grillo che quello di Renzo Piano: «Bisogna renderlo luogo vivibile, di incontri, in cui le persone si incontrano, possano vivere, possano giocare».

Il tema infrastrutture si allarga alla Gronda. Il decreto non ne fa cenno. Toninelli replica: «Certo, non c’è la Gronda, perché un’opera che doveva iniziare nel 2019. Stiamo analizzando anche quella e se si dovrà fare la si farà non c’è alcun tipo di pregiudizio, come nei confronti di alcuna altra grande opera ereditata dal passato». Però, ribadisce, «la più grande opera necessaria al Paese, e il governo in questo è compattissimo, è l’insieme di una miriade di piccole opere per mettere in sicurezza e manutenere tutte le nostre infrastrutture nazionali».

C’è il tempo per la visita ad alcuni padiglioni degli espositori, poi alla Guardia Costiera e all’esercito. Poi le macchine ripartono, con regali e mazzi di fiori, verso l’ospedale San Martino. È la visita ai tre feriti ancora ricoverati: Gianluca Ardini, il padre di Pietro, il bimbo nato dopo che lui è sopravvissuto al crollo, e l’ altra coppia scampata al disastro: Eugenio Babin e Natasha Yelina. «Sto incontrando persone straordinarie. Dobbiamo imparare tanto da loro, io stesso ho tanto da imparare», commenta, il ministro, all’uscita.

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