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Cremonini (Fagioli): «Un onore essere al servizio del Paese»

Genova - Sotto il moncone ovest del ponte Morandi, Paolo Cremonini, direttore dei servizi speciali dell’azienda Fagioli, risponde così a chi gli ricorda l’impresa della rimozione della Concordia con la Fratelli Omini.

Genova - «Sono due sfide diverse ma entrambe grandi ed importanti, fa piacere essere al servizio del Paese». Sotto il moncone ovest del ponte Morandi, Paolo Cremonini, direttore dei servizi speciali dell’azienda Fagioli, risponde così a chi gli ricorda l’impresa della rimozione della Concordia con la Fratelli Omini. La coppia di aziende si ritrova oggi sotto al Morandi dove con altre tre ditte ha preso possesso del cantiere della demolizione, propedeutica alla ricostruzione. Con Fagioli, Omini, Vernazza, Ipeprogetti e Ireos, il commissario Marco Bucci, il viceministro Edoardo Rixi e il governatore Giovanni Toti hanno inaugurato il cantiere confermando l’obiettivo di avere il nuovo ponte entro il 2019. La demolizione costerà 19 milioni e durerà 5 mesi.

«Ci sono sempre incognite con strutture che si trovano in un certo stato - ha spiegato Cremonini - ma sono mesi che con Omini studiamo come fare. La preoccupazione maggiore riguarda le condizioni del ponte, dovremo stare attenti per capire come si comporta». Sotto al Morandi ci sono già alcuni mezzi impiegati per la Concordia, come i martinetti idraulici che raddrizzarono la nave. Serviranno per calare a terra parti dell’impalcato tagliati a pezzi. Dice Vittorio Omini: «useremo le tecniche di taglio a filo diamantato». Nella parte est verranno montate torri per rendere stabile l’impalcato e lavorare a terra in sicurezza. L’esplosivo sarà usato per le pile 10 e 11 «abbattute una alla volta dopo averle rese indipendenti» dice Cremonini.

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«Le case verranno abbattute con le pinze della Omini, dispiegate in grande numero per ridurre i tempi». Il piano è gestito dalla Ipe progetti, mentre su tutto il progetto vigilerà il Rina. Il commissario è soddisfatto, le promesse sono mantenute: «Abbiamo le macchine pronte, il cantiere è aperto. Ci aspettiamo che la prossima settimana si possa andare a lavorare sopra il ponte in accordo con la magistratura. Vogliamo arrivare al 31 marzo con la demolizione a un punto da consentire l’avvio della ricostruzione», dice Bucci ricordando che il ponte è sotto sequestro. «È un momento fondamentale per il quale tutti si sono impegnati a fondo. Le scelte sono state fatte in modo ponderato e serio con aziende di grandi capacità» ha detto il governatore e commissario per l’emergenza del Morandi Giovanni Toti. Per il viceministro Edoardo Rixi ricostruire il viadotto «è una sfida per Italia. I tempi sono rispettati grazie a un grande lavoro di coordinamento tra enti locali e governo. Tutto il settore edile italiano tifa afffinché il ponte venga fatto in un anno». «Lavoreremo rispettando la sicurezza prima di tutto. Morti ce ne sono già stati abbastanza» ha detto Diego Vernazza, a.d. della omonima ditta di autogru. Non si lavorerà con raffiche di vento come quelle odierne, fra i 40 e 50 km all’ora. «Ma non sarà un problema perché man mano che libereremo le aree si potrà iniziare a cantierare per ricostruire». Già protagonista della spettacolare rimozione di un treno deragliato ad Andora, l’azienda opererà soprattutto sulla parte di ponente del viadotto. «Partiremo abbattendo gli edifici Amiu. Puntelleremo i pilastri a «V» perché togliendo il viadotto c’è il rischio che si inclinino. Ci vorrà ancora qualche settimana, poi si vedranno andare giù i primi pezzi pesanti».

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