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Nuova ondata di proteste a Hong Kong. Si dimette il ceo di Cathay

Hong Kong -La polizia ha assicurato che non userà la forza «se i manifestanti non usano la violenza», mentre un editoriale assicura che se la Cina deciderà di reprimere le proteste non si ripeterà quanto accaduto in piazza Tiananmen in 4 giugno 1989.

Hong Kong - I manifestanti per la democrazia ad Hong Kong continuano a sfidare i divieti delle autorità con una raffica di manifestazioni per tutto il week end, mentre cadono le prime teste nella crisi politica entrata nell’undicesima settimana: Rupert Hogg, il ceo della Cathay Pacific si è dimesso. La polizia ha assicurato che non userà la forza «se i manifestanti non usano la violenza», mentre un editoriale assicura che se la Cina deciderà di reprimere le proteste non si ripeterà quanto accaduto in piazza Tiananmen in 4 giugno 1989, ma allo stesso tempo sottolinea che il governo di Pechino ha a disposizione «metodi più sofisticati» di allora. Cathay ha spiegato che Hogg ha gettato la spugna «per assumersi la responsabilità dei recenti avvenimenti».

Il 12 agosto, sotto pressione da parte di Pechino, la compagnia aveva minacciato di licenziare i dipendenti «sostengono o partecipano alle proteste illegali». L’avvertimento era contenuto in un messaggio allo staff dello stesso Hogg. Nei giorni seguenti Cathay ha cancellato tutti i suoi voli per le proteste dei dimostranti della democrazia dentro l’aeroporto e ha licenziato due piloti, ritenuti coinvolti nelle manifestazioni. Come spiega il Wall Street Journal, Cathay è stata al centro di furiose polemiche in Cina, dove in molti, tra cui alcune società, hanno chiesto di boicottare la compagnia aerea, dopo che alcuni dei suoi dipendenti hanno partecipato alle proteste. La Cina continentale rappresenta uno dei più grandi mercati della Cathay Pacific. Hogg sarà sostituito da Augustus Tang, un veterano di Swire Group, la conglomerata che è la principale azionista di Cathay. Nel week end sono in programma quattro manifestazioni vietate, e scenderanno in piazza anche i sostenitori del governo. Oggi è la volta degli studenti, che chiedono a Usa e Gran Bretagna di imporre sanzioni ai responsabili e ai complici della «soppressione dei diritti e delle libertà di Hong Kong».

Domani invece toccherà ai docenti, che marceranno fino alla residenza della leader Carrie Lam. Sempre domani, la protesta arriverà in due quartieri popolari tra i turisti cinesi, Hung Hom e Kwan Wan, mentre in concomitanza è prevista una manifestazione in sostegno del governo, alla quale, scrivono i media ufficiali, «è attesa una grande folla che dirà `no´ alle violenze dei manifestanti». I partecipanti sono stati invitati a vestirsi di bianco o azzurro, in contrasto con il nero, il colore dei manifestanti antigovernativi. Un colore, il bianco, che riporta alla memoria gli indumenti indossati dalle presunte bande di criminali che il 21 luglio attaccarono indiscriminatamente con bastoni di bambù e spranghe metalliche, i passeggeri di una stazione della metropolitana, in particolare quelli vestiti di nero. Domenica infine è in programma l’evento principale, non autorizzato, organizzato dal Fronte civile dei diritti umani contro «la brutalità della polizia».

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