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Canale del Nicaragua, frena il mega progetto

Managua - Opera da 50 miliardi, gli investitori cinesi prendono tempo: preoccupa il rallentamento di Pechino. La via navigabile potrà essere attraversata da navi sopra i 20 mila teu.

Managua - Il rallentamento dell’economia cinese potrebbe frenare l’inizio dei lavori del maxi progetto per la realizzazione del Canale del Nicaragua, nuova via navigabile in alternativa a Panama, capace di collegare l’Oceano Atlantico a quello Pacifico. La notizia è stata pubblicata da alcuni media del Centro America, con il risultato che, a pochi mesi dall’inizio degli scavi, l’avvio dei cantieri, previsto per quest’anno, potrebbe adesso essere posticipato. Il Pil di Pechino infatti, non cresce più ai ritmi vertiginosi di qualche tempo fa, e sia il governo, che molti imprenditori del gigante asiatico, non sarebbero più del tutto convinti sull’utilità dell’opera. Il piano infatti, è stato già approvato dal governo di Managua, ma sarà finanziato da investitori cinesi, attraverso la società Hk Nicaragua Canal Development Investment Co Ltd (Hknd Group). Un progetto faraonico, quello del Nicaragua, il cui costo è stato stimato in 50 miliardi di dollari, mentre l’apertura del canale, lungo 278 chilometri contro gli 80 di quello di Panama, è prevista nel 2020. La nuova via di navigabile dovrebbe collegare le località di Brito sulla costa pacifica e Punta Gorda sulla sponda atlantica, il tutto attraversando il fiume San Juan ed il lago di Nicaragua.

Ma dubbi sulla sostenibilità economica dell’infrastruttura derivano anche dal fatto che presto aprirà la terza via del Canale di Panama, che potrà accogliere navi tre volte più capienti di quelle che possono attraversarlo oggi. Da Panama passeranno unità da 14 mila teu, contro l’attuale limite di 5 mila teu. Il canale del Nicaragua sarà invece ancora più grande e potrà accogliere navi fino a 25 mila teu. Ma, secondo diversi esperti che operano nel settore del trasporto marittimo, questo non basterà a coprire l’enorme spesa prevista. L’opera segnerebbe poi l’espansione dell’area di influenza cinese in una zona tradizionalmente controllata dagli Stati Uniti, senza contare le accese proteste degli ambientalisti di mezzo mondo contro la costruzione del Canale del Nicaragua, i cui lavori di realizzazione potrebbero avere pesanti ripercussioni sull’intero ecosistema del Centro America. Secondo le stime del governo di Managua, che spinge invece l’opera, l’inizio degli scavi per la nuova via navigabile porterà 25 mila posti di lavoro destinati ai nicaraguensi (e altri 25 mila equamente distribuiti fra lavoratori cinesi e di altre nazionalità).

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