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Il passaggio a Nord Ovest? Bisognerà aspettare almeno fino al 2040

Genova - Il risultato di una ricerca del National Oceanography Centre. Ma solo nel 2080 sarà accessibile a tutte le tipologie di navi. Sulla rotta transiterà il 10% della merce fra Europa e Pacifico.

Genova - Il viaggio della “Nordic Orion”, bulk carrier di 225 metri di lunghezza che per prima, tra le navi di nuova generazione, nel 2008 ha attraversato l’Artico, non resterà un caso isolato. E quella che ancora oggi è considerata un’impresa nel mondo della navigazione, potrebbe diventare un’abitudine più che quotidiana per le compagnie che movimentano, in tutto il mondo, unità cargo e portacontainer da un continente all’altro. Ma le acque artiche inizieranno ad essere affollate solo nel 2040 (un “lusso” per unità con scafi rinforzati) mentre dal 2080 le nuove rotte saranno aperte a tutte le navi, in particolare nei mesi più caldi. Un cambiamento epocale, annunciato per la prima volta, con tempi e modi definiti, dal nuovo studio del centro di ricerca National Oceanography Centre (Noc) di Southampton. La navigazione sarà possibile visto il costante scioglimento dei ghiacci polari, e permetterà agli armatori di affrontare il passaggio a Nord Ovest, la rotta che collega l’Atlantico al Pacifico, passando attraverso l’arcipelago artico del Canada, all’interno del Mar Glaciale Artico. C’è di più: grazie al nuovo passaggio, le distanze tra l’Europa e l’Estremo Oriente si accorceranno sensibilmente, di circa quattromila chilometri, risparmiando alle unità mercantili il Canale di Panama.

Se le previsioni dei ricercatori inglesi dovessero essere giuste, i benefici economici per le società che operano nel comparto shipping sarebbero enormi, a partite da una riduzione dei tempi ma soprattutto dei costi, con un minore consumo di carburante, visto che sulla nuova rotta transiterà il 10% della merce che interessa la direttiva Europa-Pacifico. Ma, nonostante le società leader nel trasporto marittimo spingono per accelerare la navigazione artica, l’allarme di ricercatori di mezzo mondo si concentra sui pericoli che potrebbero derivare dal passaggio di grandi navi merci in quella che è considerata come una zona dall’ecosistema delicatissimo. Il vero rischio infatti, evidente già oggi da un anomalo innalzamento delle temperature e dallo scioglimento dei ghiacci, è quello di un progressivo inquinamento dell’Artico dovuto al passaggio delle navi, considerate presenze pericolose anche per eventuali fuoriuscite di carburante che si potrebbero verificare in caso di incidenti. Lo studio del Noc (atteso da anni dai ricercatori di mezzo mondo) sta ricevendo numerosi riconoscimenti a livello internazionale, a partire dall’inserimento nel progetto europeo “Copernicus”. Si dovrà solo aspettare il 2040, o meglio il 2080, per verificarne la totale attendibilità.

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