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Bunker economico, Suez perde colpi / IL CASO

Genova - Sempre più compagnie scelgono la via del Capo di Buona Speranza. Grillo (Hugo Trumpy): «Più le navi crescono, meno il Canale è conveniente»

Genova - La “Zhen Hua 24”, la nave cinese che lo scorso 29 febbraio ha portato al terminal Vte di Genova le quattro gru da banchina per operare portacontainer da 20 mila teu, ha evitato il passaggio dal canale di Suez, circumnavigando l’Africa. La “Zhen Hua 24”, che appartiene alla flotta del costruttore di gru portuali Zpmc, di Shanghai, non è stata sola in questa scelta. Almeno altre 115 navi da ottobre 2015 a oggi hanno evitato il canale egiziano, ma anche quello di Panama, passando lungo le coste del Sudafrica per il capo di Buona Speranza, secondo i dati raccolti dalla società di analisi danese SeaIntel Maritime Analysis. Il rapporto si concentra sulle navi in viaggio fra Asia da un lato e costa orientale degli Stati Uniti (la maggior parte) e Europa settentrionale (verso cui la rinuncia a Suez è prevista in aumento nelle prossime settimane) dall’altro e non conta quindi quante sono quelle che, come la nave cinese, hanno attraversato lo stretto di Gibilterra dirette in Mediterraneo. «Le navi che arrivano in Mediterraneo - spiega Giorgio Grillo, operation manager dell’agenzia Hugo Trumpy - scelgono ancora Suez. Ma già per arrivare a Rotterdam non è più conveniente. Il canale costa tantissimo e più le navi diventano grandi, più si eviterà Suez».

Le motivazioni possono essere differenti. Per la “Zhen Hua 24” c’è chi ha parlato di una scelta di risparmio economico, ma l’agenzia China Shipping (Italy), che ha gestito il viaggio per conto di Zpmc, spiega che il problema è stato di dimensioni. La nave con le gru raggiungeva un’altezza di 95 metri, mentre il passaggio dal canale è limitato dal Suez canal bridge, un ponte alto 70 metri. Di qui la scelta di costeggiare tutta l’Africa, nonostante le difficoltà incontrate soprattutto per motivi meteorologici, con un carico così alto e pesante (ogni gru 1.700 tonnellate per un totale di 7.540 tonnellate) che faceva da vela in caso di forte vento, riducendo a volte la velocità da 12 a 1 o 2 nodi. Secondo SeaIntel Maritime, il vantaggio economico di circumnavigare l’Africa è evidente, da quando il prezzo del petrolio è sceso fino a 30 dollari al barile. L’agenzia stima che il costo medio del passaggio da Suez sia di 465 mila dollari. Passare lungo la costa del Sudafrica permette un risparmio di 235 mila euro. Evitando Suez alcuni servizi risparmierebbero in un anno fra 7,3 milioni (scenario peggiore) e 19 milioni (scenario migliore) di dollari. L’Egitto ha approfondito il canale pochi anni fa per consentire il passaggio delle navi da oltre 18 mila teu. Nel 2015 ha inaugurato il raddoppio delle vie, per consentire un passaggio più continuo e rapido dei convogli navali. L’investimento è stato di 8 miliardi di dollari.

L’inaugurazione ha portato a un ritorno di immagine positivo per il regime di Al-Sisi, il presidente del paese che fatica ancora a legittimare il proprio ruolo a livello internazionale, dopo il colpo di Stato con cui è salito al potere. Al-Sisi deve però fronteggiare le difficoltà economiche che hanno colpito l’Egitto. Per poter recuperare l’investimento, è stato previsto un raddoppio dei traffici del canale da qui al 2023, quando dovrebbero passare 97 navi al giorno, con un tasso di crescita annuale del 9 per cento. Gli esperti considerano poco realistico questo obiettivo. Il numero di portacontainer che hanno attraversato il canale è sceso del 9 per cento a gennaio 2016, da 513 a 467, rispetto allo stesso mese del 2015. In termini di tonnellaggio il calo è stato del 4,3 per cento, a 44.712 tonnellate. Il numero delle navi di ogni tipo è leggermente salito, da 1.411 a 1.424, ma il tonnellaggio complessivo è sceso (da 82.537 a 80.612). E’ il settimo mese consecutivo di calo del traffico per il canale, che nel 2015 ha perso il 3 per cento nonostante l’apertura della seconda via. Insomma, le perplessità degli analisti sono confermate.

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