SERVICES

Delitto sulla Msc Giannina, scarcerati i marittimi ucraini

Genova - Il tribunale libera i due marinai: «Non ci sono più esigenze cautelari» .

Genova - Ritornano liberi i due marittimi ucraini accusati di aver ucciso il comandante della “Msc Giannina” Yuri Kharytonov, scomparso dall’imbarcazione durante la traversata tra Gioia Tauro e Genova, la notte del 20 ottobre scorso. Dopo gli accertamenti risultati negativi sulle tracce biologiche e le ulteriori intercettazioni a bordo, per il giudice per le indagini preliminari Nadia Magrini «sono venuti meno i presupposti della custodia cautelare», motivati sostanzialmente da un possibile inquinamento probatorio.

«Tranquillo, ho lavato tutto»

Dmytro Savinykh e Oleksandr Maltsev erano in carcere dal novembre scorso, dopo che la polizia li aveva arrestati per via di una serie di intercettazioni considerate dagli inquirenti autoaccusatorie. Un’indagine difficilissima quella della squadra mobile, svolta in un clima di scarsa cooperazione di un equipaggio straniero, con intercettazioni tradotte dal russo, senza il ritrovamento del corpo della vittima e pochissimi elementi su cui indagare, perciò quello ai due marinai si annuncia un processo indiziario. A far venire meno le esigenze cautelari, basate in precedenza sostanzialmente sul timore che si potesse ostacolare la cristallizzazione delle poche prove a disposizione, è intervenuta anche l’indagine difensiva svolta dagli avvocati Ruggero Navarra e Davide Paltrinieri.

I legali, attraverso un documento reperito da Odessa, hanno messo in discussione il movente dell’omicidio, che per chi indaga era una segnalazione negativa che il comandante avrebbe fatto ai sottoposti. Dall’atto rinvenuto risulta che uno dei due fu proposto per una promozione. All’arresto dei due sospetti, inizialmente concesso dallo stesso tribunale, la polizia era arrivata intercettando le conversazioni registrate nello stanzino della questura dove attendevano fra un interrogatorio e l’altro. «Non ha visto niente nessuno. Mi hanno chiesto se eri ubriaco, io gli ho detto di no», diceva Maltsev. «Ti ringrazio», rispondeva Savinykh. «Io non ho toccato niente. Ma se trovano delle impronte digitali e ci chiedono cosa facevano nella cabina (del comandante)?», domandava ancora il primo. «Stai tranquillo ho lavato tutte le stoviglie, non possono provare niente. Anzi, lì c’era la fuliggine. È un reagente, con l’acqua è come l’acido solforico, elimina tutto...» la replica ulteriori.

«Dna negativo»

«Nonostante gli approfondimenti investigativi - scrive tuttavia il giudice che ieri ha decretato la liberazione - non emergevano ulteriori elementi in grado di confermare e sostenere l’ipotesi accusatoria. In particolare, le tracce biologiche non apparivano significative ai fini della ricostruzione degli eventi».

Tre indizi avevano condotto gli investigatori sulla pista di un omicidio: «Sul ponte, davanti alla cabina del comandante, sono state trovate tracce corrispondenti a lunghe strisce sulla fuliggine depositata dalla ciminiera, verosimilmente ascrivibili al trascinamento di un corpo pesante»; «nella cabina di Karytonov c’era la sua maglietta sporca di fuliggine e del suo sangue»; «nella cabina di Savinykh , collocata sullo stesso ponte di quella del comandante, venivano trovate tracce presumibilmente ematiche». Elementi che per il tribunale bastano a mantenere i due marittimi indagati per omicidio, ma non ci sono motivi per tenerli dentro.

Hai poco tempo?

Ricevi le notizie più importanti della settimana

Iscriviti ››