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Guerra in Siria, polemica sul sottomarino americano a Napoli / IL CASO

Napoli - Sei degli oltre cento missili che hanno colpito la Siria sono stati lanciati da un sottomarino nucleare americano dislocato nel Mediterraneo che, alcune settimane prima, si trovava in rada a Napoli.

Napoli - Sei degli oltre cento missili che hanno colpito la Siria sono stati lanciati da un sottomarino nucleare americano dislocato nel Mediterraneo che, alcune settimane prima, si trovava in rada a Napoli. Una circostanza stigmatizzata dal sindaco Luigi De Magistris, secondo cui il transito di questo tipo di mezzi a Napoli «non è gradito e non deve essere autorizzato». Non è escluso che anche di questa questione si parli domani al Senato e alla Camera dove, a partire dalle 15.30, è prevista l’informativa sulla Siria del premier Paolo Gentiloni, seguita dal dibattito.

Non sono previste né mozioni né votazioni, anche perché su una situazione così delicata nessuno si vuole sbilanciare prima della formazione del nuovo governo. Resta il duro confronto a distanza tra i due possibili king maker del nuovo esecutivo, con Luigi Di Maio che attacca Salvini per le sue posizioni troppo sbilanciate su Mosca e ribadendo il concetto che la stella polare deve rimanere l’articolo 11 della Costituzione che ripudia la guerra. Il premier domani ribadirà quanto già enunciato sabato e che Angelino Alfano ha ripetuto oggi al Consiglio dei ministri degli Esteri dell’Ue: l’Italia, allineata alla Germania, considera l’attacco alla Siria «una risposta mirata, motivata e circoscritta all’attacco chimico di Duma» e non può né deve essere «l’avvio di una escalation». «Se ci verrà chiesto l’uso delle nostre basi valuteremo», aggiunge il ministro della Difesa Roberta Pinotti.

Il leader del Carroccio Matteo Salvini,nel criticare l’azione militare in Siria, ha ribadito il concetto che «missili e bombe non aiutano» e che «serve il dialogo». «Non siamo il tipo di persone cui citofonare dopo che tutto quanto è accaduto. Non siamo i servi di Macron, della Merkel o dell’Europa», sostiene il leader leghista. De Magistris ha reso noto oggi di aver inviato al comandante della Capitaneria di Porto di Napoli una nota riguardante la presenza in rada, il 20 marzo, del sottomarino americano a propulsione nucleare “John Warner”, che si è fermato a tre miglia nautiche (equivalenti a circa sei chilometri) dall’imboccatura del porto. Nella lettera il sindaco ricorda che nel 2015 il Comune ha approvato, su sua iniziativa, una delibera che dichiara il porto di Napoli “area denuclearizzata”: un «atto che pone in evidenza la volontà di interdire l’attracco e la sosta, di qualsiasi natante a propulsione nucleare o che contenga armamenti nucleari», scrive il sindaco, chiedendo che simili situazioni non si ripetano in futuro. Nella nota di De Magistris non si fa riferimento alla partecipazione del John Warner all’attacco in Siria. Circostanza però emersa pochi minuti dopo.

Del resto è stato lo stesso Pentagono a rendere pubblici foto e video del lancio di Tomahawk da parte di questo nuovo sottomarino (sarebbe stato il suo battesimo del fuoco), che poi hanno fatto il giro del mondo tramite i siti specializzati e i canali You Tube. In rete ci sono anche filmati della partenza del sommergibile da Gibilterra, il 5 aprile: ultima sosta nota del John Warner prima del lancio dei missili dal Mediterraneo centrale. Il John Warner - soprannominato “Sledgehammer of Freedom”, il martello della libertà - è un sottomarino d’attacco che può essere utilizzato per diverse missioni, tra cui sorveglianza, ricognizione, ricerca e soccorso, così come il lancio di missili, siluri e mine. Tra il 2 e il 16 marzo risulta aver partecipato all’esercitazione della Nato Dynamic Manta 2018 (DYMA 18), al largo delle coste siciliane, insieme a navi, sottomarini, aerei e militari di dieci nazioni alleate, Italia compresa. Il fatto che il sottomarino, dopo la sosta a Napoli, abbia poi partecipato all’attacco «rafforza ancora di più la giustezza della nostra delibera - afferma De Magistris - con cui abbiamo sancito che nel Porto di Napoli non sono graditi, e pertanto non andrebbero consentiti, il transito e la sosta di navi a propulsione nucleare o che portano armi nucleari». Ora, ha aggiunto, «spetta ad altre autorità tradurre in atti efficaci la volontà politica e istituzionale manifestata dalla città». Rassicurazioni arrivano dal comandante della Capitaneria di Porto di Napoli, l’ammiraglio Arturo Faraone, il quale ricorda che allo stato attuale «non è consentito l’ingresso in Porto ad unità a propulsione nucleare» e che, in ogni caso, le decisioni sull’arrivo e il transito del sommergibile non spettano all’autorità marittima, che si è limitata a disciplinare la navigazione nell’area, a fini di sicurezza, una volta ricevuta dalla Difesa comunicazione della presenza del John Warner.

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