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L’industria automobilistica cerca spazi (e competenze) in Africa

Roma - Le case automobilistiche scommettono sull’Africa quale nuovo “hub” per la produzione mondiale.

Roma - Le case automobilistiche scommettono sull’Africa quale nuovo “hub” per la produzione mondiale. Con un parco circolante previsto in crescita del 50% nel 2040 (90 milioni di veicoli contro i 59 milioni di oggi), il Continente è infatti sempre più al centro dell’attenzione dei principali produttori mondiali. Volkswagen, Renault, Peugeot, Hyundai e Toyota, spiega il Wall Street Journal, hanno investito miliardi negli ultimi anni, attratti da prospettive di crescita che i mercati più maturi non offrono più. Le vendite negli Stati Uniti, in Cina ed Europa stanno infatti calando dopo una decade eccezionale. Il nuovo hub produttivo mondiale dell’auto, destinato principalmente a soddisfare la domanda locale, potrebbe diventare il modello per le compagnie che intendono ripensare la loro catena di distribuzione mentre le barriere commerciali crescono nel mondo, spronate dalla politiche del presidente americano Trump. Anche se rimane un piccolo mercato, il Medio Oriente e l’Africa, sempre secondo il quotidiano americano, avrà 90 milioni di veicoli sulle strade entro il 2040, il 50% in più di oggi, secondo le previsioni dell’Opec.

Tra i mercati più promettenti del Continente africano c’è il Marocco, che ha già sorpassato il Sudafrica come principale “hub” africano, e presto sorpasserà l’Italia per la produzione di auto. Il regno sta inoltre diventando un fornitore di rilievo per le fabbriche di auto europee come Ford (in particolare per l’impianto hi-tech di Valencia), mentre la Spagna importa dal Marocco sedili e componenti. Secondo il Wall Street Journal, gli investimenti delle Case automobilistiche in Africa stanno aumentando anche perché diversi Stati del Continente hanno cominciato a rifiutare le importazioni di auto per attrarre la produzione locale. In Algeria, ad esempio, dall’anno scorso ha deciso che praticamente tutte le auto in vendita nel Paese debbano essere prodotte in loco, inducendo Volkswagen (che ha già aperto fabbriche in Kenya e Ruanda) a costruire un nuovo impianto di assemblaggio a Relizane.
Tornando al Marocco, Renault ha costruito due impianti di assemblaggio negli ultimi 5 anni, che producono più di 200mila auto all’anno. Alla fine dell’anno sarà inoltre pronto un impianto di Peugeot. Le Case automobilistiche, nota il quotidiano americano, sono consapevoli del rischi del fare business in Africa, dove corruzione, instabilità economica, terrorismo e turbolenze politiche “regnano” in molti Paesi. Ma come osserva Erdem Kizildere, un dirigente di Seat (gruppo Volkswagen) e a capo di un impianto in Algeria che quest’anno dovrebbe assemblare 50mila auto, «quello che noi vediamo è il potenziale della regione. È un mercato molto giovane che sta diventando ogni giorno sempre più industriale».

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