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Fondi oltre oceano?Assoporti vuole chiarezza / IL CASO

Trieste - Brian Simpson non l’ha escluso nella presentazione che ha aperto i lavori della conferenza di Trieste: «È possibile estendere i benefici dell’implementation plan anche a una nazione non europea». Il coordinatore Ue lascia quindi aperta una porta

Trieste - Brian Simpson non l’ha escluso nella presentazione che ha aperto i lavori della conferenza di Trieste: «È possibile estendere i benefici dell’implementation plan anche a una nazione non europea». Il coordinatore Ue lascia quindi aperta una porta. E quello che interessa è che possano accedere ai finanziamenti anche le nazioni extraeuropee. Ma l’Italia ha timore che quella porta sia spalancata.

Perché nel piano di sviluppo firmato da Simpson, le maglie si allargano troppo: «Le Autostrade del mare comprendono i collegamenti marittimi tra porti delle rete globale o tra un porto della rete globale e un porto di un Paese terzo» sempre che l’Europa lo definisca strategico. Così è scritto nel piano. Assoporti si è accorta che la definizione è quantomeno vaga: così infatti si estendono i già ridotti benefici dei finanziamenti Ue a troppi attori. «La patente di collegamento strategico non può funzionare - dicono dall’associazione dei porti italiani - a meno che non si voglia estendere questo programma anche ad altri soggetti che con le Adm non hanno nessun collegamento». Oltre al problema geografico, il piano di Simpson prevede che anche le navi portacontainer vengano contate come parte delle Motorways of the Sea. Assoporti ha cominciato a lanciare l’allarme: il ministero si sarebbe subito attivato con Bruxelles.

Il sospetto è che i porti del Nord come Rotterdam ci abbiano messo lo zampino: scritto così il piano pare includere anche i grandi armatori del settore container con collegamenti deep sea. «Ma le Autostrade del mare sono un’altra cosa» sbottano gli uffici di Assoporti. Ram, la società del Mit che si occupa proprio di questo, è più cauta: «Eliminare il riferimento ai container» potrebbe non essere positivo, perché sui feeder di short sea servono interventi. Simpson però tranquillizza e al Secolo XIX-the MediTelegraph spiega: «Parliamo di link tra due porti europei. Al massimo tra uno scalo core e uno comprehensive. Non esistono eccezioni»

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