Retroporti in Basso Piemonte, Giulio Schenone: “Poco utili per Genova, ma funzionali a Msc che ha meno spazio rispetto agli altri terminal”

L’imprenditore: “Ho il dubbio che di tanto in tanto, su queste aree in Basso Piemonte, ci sia un intermediario immobiliare che ha necessità di vendere, tentando di giocare la carta del porto di Genova”

Lo scalo ferroviario di Alessandria, foto d'archivio

di Alberto Quarati

Genova – «Non credo ci sia un’opposizione da parte degli operatori portuali genovesi nei confronti di un retroporto ad Alessandria, Novi o Rivalta Scrivia. Il problema è che una struttura così è competitiva se si trova a Milano, Brescia, Padova, cioè a distanze che giustifichino un viaggio della merce su treno». Giulio Schenone interviene sul tema dei retroporti «a titolo personale», anche se il punto di vista è a ragion veduta, visto che l’imprenditore è azionista con Psa dei terminal Sech e Pra’ a Genova, della Logtainer (uno dei maggiori gruppi di logistica su ferro in Italia) ed è pure vicepresidente della sezione Terminal Operators di Confindustria Genova. «Ho il dubbio che di tanto in tanto, su queste aree in Basso Piemonte, ci sia un intermediario immobiliare che ha necessità di vendere, tentando di giocare la carta del porto di Genova. Lo sa quando è decollato il retroporto ferroviario a Rivalta Scrivia?».
No, dia lei la risposta.
«Fine anni Ottanta, quando il porto della Spezia - che aveva guadagnato una grossa mole di traffico da Genova, allora prigioniera del conflitto sociale e gestionale in banchina - non aveva spazi nelle sue aree. Rivalta quindi crebbe proprio su iniziativa di aziende genovesi che non erano più in condizione di operare a Genova. E funzionava perché c’era un accordo per cui era possibile operare nell’area con la stessa patente doganale di Genova. Oggi questa struttura può funzionare bene come magazzino logistico per grandi gruppi, come Ikea o Red Bull. Il Basso Piemonte come area buffer, cioè stoccaggio e reinvio dei container, oggi invece non ha utilità per Genova».

E perché Msc tratta per comprare a Rivalta, e guarda ad Alessandria ?
«Perché Msc, penso, potrebbe avere un vantaggio: il terminal di Bettolo a Genova ha dimensioni piuttosto ridotte. Lì, il Basso Piemonte come buffer ha senso: Msc potrebbe sfruttare quegli spazi che a mare non avrebbe. Il gruppo è un colosso che carica il container nel sobborgo di Chicago e lo fa arrivare a Cesano Boscone, dico per fare un esempio: se tutto è nella tariffa, al cliente finale di quanti passaggi fa il container interessa poco. Per gli altri terminal genovesi, che possono giocare su spazi maggiori, è ragionevole puntare su una logistica più distante dal porto».
Il board dell’Authority ha proposto a Signorini una gara per le manovre ferroviarie e portuali che comprenda anche il navettamento coi retroporti.
«Qualche anno fa Fuorimuro, società che oggi fa le manovre a Genova, tentò l’esperimento appunto su Rivalta. Alla fine si dimostrò antieconomico. È un modello che certamente funziona per Savona, dove Vado Gateway in prospettiva dovrà, anche qui, fare i conti con gli spazi man mano che cresce, e avrà necessità di inoltrare la merce verso i retroporti del Piemonte. Tra l’altro curiosamente il navettamento da Savona è arrivato a costare meno di quello da Genova. E per Genova credo che i collegamenti con l’interno vadano affidati al mercato. Al contrario di ciò che sostiene Fabrizio Palenzona, penso che chi comanda sia sempre la merce, non chi la trasporta».
Su temi portuali lei parla con Signorini o col sindaco Bucci?
«Il sindaco si è occupato molto dello sviluppo del porto, ma ritengo che per competenza e ruolo istituzionale il nostro interlocutore sia Signorini».
Una società che organizza i traffici ferroviari su modello di Alpe Adria sarebbe utile per Genova?
«Alpe Adria sovvenziona al 50% il traffico di merce di cui organizza il trasporto. Questa è una prerogativa della Regione Friuli Venezia-Giulia, che è a statuto speciale. In Liguria dovremmo andare dal governatore Toti, chiedergli se ha disponibilità di questi fondi per sovvenzionare il traffico, creare una legge ad hoc, mettere in piedi la società. No, io penso che invece sia più ragionevole usare uno strumento sin qui poco sfruttato, cioè la possibilità da parte delle Adsp di erogare un contributo a favore dei terminalisti a sostegno dell’intermodalità. È già previsto dalla legge e potrebbe avere efficacia, ora che la categoria sta alzando gli occhi proprio per valutare uno sviluppo in questo ambito».
Ci sono voci di un progetto legato allo spostamento del terminal petroli vicino all’area del Psa di Pra’.
«Sul futuro del porto non posso che concordare con il Position Paper di Confindustria Genova, dove questa ipotesi non è prevista». 

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