La logistica in Italia è figlia di un dio minore

Pubblichiamo un intervento della presidente di Fedespedi

Silvia Moretto con Stefano Messina

di Silvia Moretto (presidente Fedespedi)

La logistica nel mondo vale 5 trilioni di dollari, secondo i dati della World Bank. In Italia, con circa 80 miliardi di euro di fatturato l’anno, la logistica vale il 9% del Pil e conta 90 mila imprese e 1,5 milioni di addetti.

Le imprese di spedizioni internazionali nel nostro Paese generano un fatturato di oltre 15 miliardi di euro l’anno – circa il 20% del totale dell’intero settore – e impiegano più di 50.000 addetti, dando il proprio determinante contributo all’industry italiana della logistica. Nonostante questi numeri, la logistica nel nostro Paese è sempre stata figlia di un dio minore: ritenuta settore accessorio se non marginale per decenni dalla politica e dalla manifattura nazionali.

Tuttavia, l’accelerazione della globalizzazione e le tensioni geopolitiche che ne sono nate, soprattutto negli ultimi anni (guerra dei dazi Usa-Cina, tensioni tra Cina e Australia, Brexit, etc.) hanno reso evidente a tutti quanto la logistica e le infrastrutture ad essa connesse (porti, aeroporti, ferrovie, strade, reti digitali, etc.) siano una leva strategica fondamentale per un Paese del G7 come l’Italia, sia per la sua economia, votata all’export, che per le sue relazioni internazionali, pena la progressiva marginalizzazione nello scacchiere geopolitico internazionale. La pandemia, che ha messo in luce tutta la fragilità dell’attuale organizzazione della supply chain globale, ha, se possibile, reso ancora più urgente questa presa di coscienza.

Il punto di partenza lo conosciamo: l’Italia è al 19° posto del Logistics Performance Index della World Bank. Deve fare molto per semplificare, velocizzare, digitalizzare il sistema dei controlli e dei servizi resi alla merce in import ed export. Deve colmare un gap: la Germania, ad esempio, è 1° nel ranking LPI, la logistica tedesca si è organizzata e sviluppata in maniera efficiente e risponde efficacemente ai bisogni delle imprese, tant’è che nel Paese solo il 30% delle imprese sceglie l’Ex Works, contro la media italiana del 73%. Con le risorse del Pnrr abbiamo l’occasione di colmare questo gap infrastrutturale – sia materiale sia digitale – e incentivare le imprese italiane ad abbandonare il franco fabbrica e riprendere il controllo della loro supply chain. Sarà un percorso importante e obbligato, dati i nuovi trend: l’e-commerce, che cresce ormai costantemente a tassi double digit ed è letteralmente esploso con la pandemia, è incompatibile con l’approccio “Ex Works”.

Con Confetra abbiamo aperto un dialogo costruttivo con il Governo e con il MIMS per la messa a terra delle risorse del Recovery Fund per la digitalizzazione delle imprese della logistica e di quella parte della pubblica amministrazione più direttamente coinvolta nel nostro settore. Dialogo che avrà modo di fare un ulteriore passo avanti con l’Agorà Confetra 2021, simbolica “piazza” di analisi, confronto, riflessione, e scambio di proposte e idee tra operatori e istituzioni pubbliche.

Oggi ci troviamo davanti a un foglio bianco: abbiamo gli strumenti e abbiamo le risorse per scrivere una nuova pagina della storia della logistica italiana. Il Pnrr ci dà opportunità e strumenti nuovi per cambiare mentalità, per portare a termine obiettivi mai raggiunti e far crescere il sistema logistico del nostro Paese. Tutti, pubblico e privato, sono chiamati a fare la propria parte perché questi strumenti siano utilizzati correttamente e velocemente per far guadagnare all'Italia il posto che si merita nel mondo, rispetto alla sua posizione al centro del Mediterraneo, al centro del commercio internazionale.

©RIPRODUZIONE RISERVATA