Pitto (Spediporto): “Nel 2022 traffici in ripresa. I depositi chimici? Non abbiamo competenze per decidere”

“È preoccupante il fatto che, grazie anche ai livelli alti di noli che danno disponibilità finanziarie, a livello internazionale, l’oligopolio delle compagnie (non intendo accordi di cartello ma il fatto che siano rimasti in pochi) stia cercando di imporre la stessa situazione anche negli altri settori. Primo fra tutti quello degli spedizionieri”

Il presidente di Spediporto Alessandro Pitto

di Monica Zunino

Genova – Per il nuovo anno il presidente di Spediporto, l’associazione degli spedizionieri di Genova, Alessandro Pitto, si aspetta il debutto, dopo un’attesa di 18 anni, del regolamento per l’attuazione dello Sportello unico doganale e dei controlli. Ma fra le aspettative sulla ripresa dei traffici nel porto di Genova e l’auspicio che inizi la costruzione della diga, sottolinea la preoccupazione per la categoria, denunciando l’intrusione delle compagnie marittime nel campo degli spedizionieri.
Iniziamo dal porto di Genova, come sarà il 2022?
«Le aspettative sono positive sul versante della ripresa dei traffici e lato investimenti. Sarà l’anno in cui prenderà il via una serie di progetti importanti e anche con una certa rapidità. La diga, la viabilità interna al porto, il nodo ferroviario, il nodo autostradale, il Terzo valico arrivato ad una quota importante di realizzazione e poi altro, come il quadruplicamento della linea al di là del valico. Vedremo i tempi di realizzazione ma la volontà non manca e neppure le risorse».

Sulla diga avete dubbi?
«No. Di fronte allo sviluppo dimensionale delle navi se la diga si fa possiamo aspirare a giocare in Champions, se non la fai non giochi. E non avrai fra un anno o due la possibilità di dire che ti sei sbagliato. È un’opera che va a traguardare un periodo lungo per cui non bisogna guardare a nomi e cognomi dei soggetti che oggi in porto potrebbero trarne più o meno vantaggio o esserne danneggiati, perché fra 20 anni non è detto che la mappa di chi è in porto sia uguale».
C’è una cosa che vorrebbe vedere realizzata?
«Lo Sportello unico dei controlli doganali. Lo aspettiamo dal 2003. Per le Zes e le Zls esponenti del governo ci avevano promesso le nomine dei commissari a giorni ma non le abbiamo ancora. Non è un problema di nomi ma che si parta. Speriamo di non dover aspettare anche qui 18 anni».
I cantieri sulle autostrade restano un problema?
«È una cosa che ci porteremo dietro ancora qualche anno. Alla fine ci si abitua quasi a tutto. Il fatto che il porto non abbia perso tantissimi traffici a fronte di questo tema si può leggere in modo positivo, nel senso che Genova ha una posizione competitiva che gli ha permesso di superare anche questi disagi».
Quali sono le aspettative e le preoccupazioni?
«È preoccupante il fatto che, grazie anche ai livelli alti di noli che danno disponibilità finanziarie, a livello internazionale, l’oligopolio delle compagnie (non intendo accordi di cartello ma il fatto che siano rimasti in pochi) stia cercando di imporre la stessa situazione anche negli altri settori. Primo fra tutti quello degli spedizionieri. C’è una forte tendenza a voler bypassare, saltare o acquisire gli spedizionieri. Ma se lo fai da una situazione di mercato in cui sei oligopolista e godi di esenzioni dalla normativa antitrust secondo noi è troppo facile. Penso che la Ue dovrebbe dare risposte».
Sul trasferimento dei depositi chimici nella Commissione consultiva dell’Adsp vi siete astenuti. Perché?
«Pensiamo di non avere avuto tempo sufficiente per esaminare e approfondire la questione sui documenti che ci sono stati dati. Un’informativa più completa e per tempo sarebbe stata più corretta anche nei confronti della cittadinanza e di chi non è d’accordo. Un nostro “sì” o “no” non sarebbe stato confortato da motivazioni tecniche o competenze che hanno solo gli specialisti». —

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