Royal Caribbean in profondo rosso, ma a dicembre salpa la prima nave

La prima crociera della ripresa partirà da Singapore. Intanto i manager annunciano un alleggerimento della flotta

di Matteo Martinuzzi

Genova - Altro profondo rosso per il Royal Caribbean Group: era difficile apsettarsi numeri diversi con la crisi innescata dal coronavirus che ha colpito diramente l’intero settore crocieristico. Con una perdita netta di 1,34 miliardi di dollari si è concluso il terzo trimestre 2020 del secondo player mondiale del settore che controlla o ha una partecipazione in sei marchi: Royal Caribbean International, Celebrity Cruises, Azamara, Silversea Cruises, TUI Cruises e Hapag-Lloyd Kreuzfahrten (gli ultimi due in joint venture paritaria con TUI).

Questi numeri sono il risultato della pandemia che ha colpito tutte le flotte crocieristiche del mondo e in particolare RCG che aveva annunciato lo scorso 13 marzo la sospensione della propria attività. Da allora solo TUI e Hapag-Lloyd hanno ripreso a navigare con un discreto numero di unità, mentre Silversea ha noleggiato per circa un mese una sua nave.

Nel periodo luglio-settembre il valore dei ricavi del gruppo è negativo e pari a -33,7 milioni di dollari rispetto ad un valore positivo per 2,81 miliardi di dollari del terzo trimestre dello scorso anno.

I costi sostenuti dalla compagnia sono stati pari a 308,6 milioni di dollari, con un drastico calo visto che la flotta è ormai ferma, rispetto a 1,5 miliardi nel periodo luglio-settembre del 2019. Nel frattempo la liquidità del gruppo si è attestata a fine settembre a 3,7 miliardi di dollari. Invece il consumo di cassa previsto per questo prolungato periodo di sospensione dell'attività è pari a 250-290 milioni di Dollari al mese. Il risultato operativo è di segno negativo e pari a -996,1 milioni rispetto ad un utile operativo di 573,6 milioni di dollari nel terzo trimestre dello scorso esercizio.

Nei primi nove mesi del 2020 i ricavi toccano quota 2,17 miliardi di dollari, con un calo del -74,2% sul corrispondente periodo dello scorso anno, di cui 1,49 miliardi generati dalla vendita delle crociere (-75,5%) e 687,6 milioni dalle vendite a bordo delle navi e da altre attività (-70,9%). I costi operativi sono diminuiti del 45,4% a 2,50 miliardi di dollari. Risultato operativo e netto sono stati entrambi di segno negativo e pari a -3,58 miliardi e -4,41 miliardi di dollari rispetto a risultati di segno positivo per 1,78 miliardi e 1,63 miliardi di dollari nei primi nove mesi del 2019.

Royal Caribbean ha per il momento confermato l’intenzione di proseguire con il piano di espansione della flotta anche nei prossimi anni. La capacità complessiva aumenterà grazie alle nuove navi in ordine perché sono più efficienti e garantiscono maggiori opportunità di guadagni a bordo con le attività opzionali. La consegna delle nuove costruzioni attualmente in ordine sarà però posticipata tra gli otto e i dieci mesi.

Per riportare equilibrio nella flotta, una parte delle navi più vecchie sarà venduta o mandata a demolizione, come ha confermato il CFO del gruppo Jason Liberty. Così anche RCG segue le mosse di Carnival Corporation & Plc. che ha già annunciato la vendita o demolizione di 18 navi della sua flotta. Quali potrebbero essere le navi considerate “vetuste” in procinto di lasciare Royal? Ecco le candidate: Empress of the Seas (1990), Majesty of the Seas (1992), Grandeur of the Seas (1996), Rhapsody of the Seas (1997), Enchantment of the Seas (1997) e Vision of the Seas (1998).

Per concludere ricordiamo che la prima nave del brand Royal Caribbean International che tornerà a navigare con passeggeri paganti sarà la Quantum of the Seas che mollerà gli ormeggi da Singapore per crociere di sola navigazione a dicembre.