Banchine calde per il ministero: scontro sulla guida di Assoporti

Cresce l'insofferenza dei presidenti delle Authority mentre infuria la battaglia per la presidenza dell’associazione degli scali: il Mims spinge per Francesco di Majo. Tiene banco l’ipotesi di un soggetto esterno, l’alternativa delle Authority è Rodolfo Giampieri

Genova - «Avessero potuto si sarebbero dati di gomito». Ma l’ultimo incontro dei presidenti dei porti italiani con il ministro Enrico Giovannini, titolare dell’ormai ex ministero delle Infrastrutture ora diventato Mobilità Sostenibile, è stato virtuale e così le risatine - e pure qualche velata protesta - sono state affidate alle chat e alle tastiere dei telefonini. Certo, tutto privatamente: tra scadenze di mandati, rinnovi e corsa alla presidenza di Assoporti, a molti è sembrato più saggio rimanere sotto traccia. Ma adesso il fronte è diventato troppo ampio e il feeling tra Giovannini e i porti, ammesso che sia mai partito, si è già spezzato.

La prima frattura è avvenuta proprio durante quell’incontro di metà aprile, al tavolo di coordinamento. Il passaggio, lungo, approfondito e appassionato, sui sustainability manager per arricchire gli organici delle Authority portuali, non ha riscosso grande successo. Non per il tema e forse nemmeno per la priorità che il ministro intende dare all’argomento: «È più un problema di monopolio: si parla quasi solamente di quello» racconta chi c’era. Perché i porti italiani hanno anche altri fronti da dover gestire: forse a marzo un po’ di rimbalzo sui volumi c’è stato, ma sulle banchine la preoccupazione rimane. E non è un caso che i terminalisti - gli uni contro gli altri armati, ma uniti almeno in questo - siano tornati a chiedere conto dei ristori promessi e gli armatori siano a caccia di altri finanziamenti che consentano alla flotta di rinnovarsi. E poi c’è il fronte del lavoro, come dimostra la situazione della Culmv a Genova. La situazione è incandescente anche per l’incertezza che regna su Tirrenia: ancora ieri i sindacati sono tornati alla carica pretendendo certezze, mentre la famiglia Onorato dopo il rifiuto della proposta dei commissari, agita lo spettro della perdita di 6 mila posti di lavoro.
E così di fronte a queste emergenze, la novità del possibile ingaggio di una professoressa del Politecnico di Torino per gestire il gruppo di lavoro sulla sostenibilità nei porti, è diventato argomento di insofferenza.

Per il ministero però non è l’unico problema. C’è una fronda che sta crescendo in silenzio - per ora - per l’attivismo di Alberto Stancanelli, il potentissimo dirigente di Giovannini, capo di gabinetto del Mims. I presidenti dei porti stanno battagliando da alcune settimane per trovare il successore di Daniele Rossi alla guida di Assoporti. I delicati equilibri interni stanno allungando i tempi e la possibilità di eleggere un presidente esterno, come prevede il nuovo statuto, ha aumentato le variabili. Una in particolare sta agitando le banchine italiane: le stanze romane avrebbero sottolineato un particolare gradimento sul nome di Francesco Maria di Majo.

È l’ex presidente dell’Autorità portuale di Civitavecchia, non riconfermato dall’ex ministro Paola De Micheli al termine di un solo mandato, dopo le difficoltà riscontrate nell’approvazione del bilancio dell’ente. Adesso Di Majo, tecnicamente un esterno, potrebbe rientrare dalla finestra e fare il presidente dell’associazione.
I suoi ex colleghi non sono però così favorevoli, anzi. Una delle alternative, caldeggiata pare da Rossi, è quella di Rodolfo Giampieri, non confermato nel ruolo di presidente del porto di Ancona, superato con polemiche da Matteo Africano, attualmente uomo di Virginia Raggi nel board del porto di Civitavecchia. Giampieri potrebbe mettere d’accordo molti presidenti, ma c’è anche chi chiede uno scatto ulteriore e l’indicazione è di una figura interna, uno di quelli attualmente in carica. Ma i giochi sono ancora tutti da fare. Si aspetta ancora il ritorno di Pasqualino Monti, presidentissimo di Palermo, pronto a rientrare quando Daniele Rossi, numero uno di Ravenna, lascerà il vertice dell’associazione. È il gioco degli incastri a cui devono essere aggiunti altri due tasselli: proprio Monti e Massimo Deiana (titolare dei porti della Sardegna) dovranno essere rinnovati attraverso la procedura del bando: il ministero aspetta i curriculum di chi si ritiene in grado di guidare le Authority di Sicilia e Sardegna. —