Il risiko delle crociere in Adriatico: Trieste mette in crisi anche Capodistria

Il porto sloveno è in fase calante sul fronte passeggeri, mentre lo scalo giuliano è in piena espansione anche per le difficoltà di Venezia

di Matteo Martinuzzi

Genova - Con l’approdo della piccola Sea Dream I lo scorso 20 agosto, anche il porto sloveno di Capodistria ha finalmente riavviato la sua attività crocieristica che era rimasta ferma all’ultimo scalo dell’autunno 2019.

Uno stop lunghissimo che ha gravato particolarmente sull’economia turistica del litorale sloveno che poteva contare sulla crescita costante dell’arrivo delle navi bianche. Ma questa prima nave accende solo una piccola fiammella: si tratta infatti di un’unità di sole 4.333 tonnellate di stazza lorda per una capacità di 112 passeggeri. In quest’occasione però gli ospiti sbarcati erano solo 50 a causa delle restrizioni Covid che ne hanno limitato la capienza.

L’Autorità portuale locale in quell’occasione ha annunciato che gli scali per la stagione 2021 sarebbero stati alla fine 26 per un totale di 37.000 passeggeri movimentati, contro i 130.000 previsti inizialmente (per 88 approdi) prima dei tagli delle compagnie dovuti al perdurare dell’emergenza pandemica. Ma nel sopracitato comunicato veniva preannunciata la presenza anche di una nave di TUI Cruises che in realtà ha già cancellato le ultime toccate previste in Adriatico quest’anno.

Quindi queste stime vanno fatte decisamente al ribasso e gli ultimi dati comparsi sui social parlano di una più realistica presenza di 3.000 crocieristi nel 2021. D’altronde la stessa Autorità portuale aveva detto che il calendario è in continua evoluzione e che ci si poteva aspettare ulteriori tagli.

Resta così lontano il record della stagione 2011 quando si erano contati 108.729 passeggeri sbarcati in città. Quell’anno si era beneficiato degli scali regolari settimanali della grande Voyager of the Seas di Royal Caribbean International che aveva l’home port a Venezia.

Proprio la città lagunare, l’accentratore del traffico crocieristico in Adriatico, con le sue problematiche ha sempre avuto grandi riflessi sugli altri scali della sponda orientale di questo mare. Infatti Capodistria dopo l’introduzione del limite delle 96.000 t.s.l. per le navi che scalavano a Venezia (2015) si era vista di conseguenza limitare le dimensioni medie delle navi passeggeri in transito. Oggi invece la chiusura completa al traffico crocieristico nel Canale della Giudecca rappresenta un grave disincentivo per le compagnie crocieristiche internazionali che frequentavano l’Adriatico. Infatti lo scalo sloveno, non essendo home port viveva proprio di transiti. Ovviamente a questa criticità vanno anche aggiunte le criticità dovute al Covid.

Sara Terpin (www.slovely.eu, portale dedicato al turismo in Slovenia) ricorda che «il porto di Capodistria è la base ideale per esplorare la Slovenia, un Paese piccolo ma ricchissimo di luoghi da visitare. Proprio grazie alle dimensioni ridotte, in una sola giornata si può andare dal mare alla montagna, visitare la capitale Lubiana e altre città storiche o luoghi di interesse naturalistico. Purtroppo le restrizioni dovute al Covid hanno inciso fortemente sull’economia turistica slovena, specialmente per quanto riguarda la presenza di visitatori stranieri. Il turismo è stato il settore economico sloveno più colpito dalla pandemia: nel 2020 il numero di turisti stranieri è diminuito fino al 74%».

Nella vicina Trieste invece le cose vanno diversamente, infatti tutto il traffico d’imbarco/sbarco delle compagnie italiane (Costa ed MSC) programmato inizialmente a Venezia, è stato trasferito in quello scalo. Ma le due banchine di molo Bersaglieri non bastavano tanto che è stato scelta anche la new entry del porto di Monfalcone per avere una approdo disponibile in più.