Container introvabili nei porti, un database per rintracciarli

Dei 22 milioni di teu al mondo, una parte si è dispersa dopo il lockdown

Sono 22 i milioni di container stimati nel mondo. Un numero imprecisato di loro è disperso. Al primo lockdown, un anno e mezzo fa, molte navi si sono fermate dove non era previsto e molti container sono stati sbarcati dove non avrebbero dovuto, e devono ancora essere recuperati.


La stima dei 22 milioni è del Bic, Bureau international des containers, l’organismo internazionale, con sede a Parigi, che rilascia a ciascun container il suo codice, una targa che lo identifica. Nel suo database, il Bic tiene traccia di circa 12 milioni di container, più della metà del parco mondiale. Ogni volta che un container passa di proprietà, o viene disperso, il database lo contrassegna con una bandierina.


Chiamato Boxtech, il database permette ai proprietari, società di leasing o compagnie di navigazione, di rintracciare i propri container dispersi. Al database aderiscono per ora Msc, Maersk e Cma Cgm. «In alcuni porti rappresentano il 100% della movimentazione e a Genova superano l’80%», dice Giordano Bruno Guerrini, il manager genovese che presiede il Bic. «Sarebbe meglio avere nel database tutte le compagnie e tutti i container. Ma il sistema si sta dimostrando utile».


Il suo debutto è del 2016-’17 con la bancarotta della sudcoreana Hanjin, all’epoca una delle dieci maggiori compagnie di navigazione al mondo. Nel caos del fallimento, molte navi della Hanjin rimasero in rada, con i porti che si rifiutavano di accoglierle. Alcune vennero sequestrate. Molti container, fatti sbarcare dalle navi, rimasero nei porti. I terminalisti, creditori di Hanjin, credevano di avere così in mano un asset della compagnia. Non sapevano però che quei container erano in leasing.
«Nei contratti di noleggio a lungo termine è prassi commerciale concedere che la compagnia marchi il contenitore con il proprio prefisso», spiega Guerrini. «Quei container avevano tutti il prefisso Hjcu, che sta per Hanjin, ma avevano la targa del loro proprietario. E, attraverso le targhe, è stato possibile rimettere ordine a quel caos».