Il Giappone prova a rilanciare un’economia sempre debole / ANALISI

Secondo una previsione dell’Istituto nazionale per la popolazione e la sicurezza sociale, la soglia del 30% di ultrasessantacinquenni dovrebbe essere superata nel 2025 ma i dati più recenti fanno supporre che si arriverà a quel traguardo ben prima

Il porto di Tokyo

di Marco Frojo

Archiviate le Olimpiadi tra il malcontento della popolazione e l’inevitabile impatto negativo sul fronte economico, il Giappone prova a rilanciare la sua crescita economica. Non prima però di passare per l’importantissima tornata elettorale di novembre che deciderà il successore di Yoshihide Suga, il primo ministro che è subentrato l’anno scorso al malato Shinzo Abe e che ha deciso di recente di dimettersi anche in seguito ai malumori suscitati presso i cittadini proprio dai Giochi. Il Paese del Sol Levante deve fare i conti anche con la crisi dei microchip, che ha costretto Toyota, la prima casa automobilistica al mondo (ha riconquistato la leadership l’anno scorso sottraendola alla tedesca Volkswagen), a tagliare la produzione di ben 400mila veicoli.

Nonostante queste incertezze, a cui si vanno sicuramente ad aggiungere il recente aumento dei casi di Covid e il ritardo nella campagna vaccinale, il Giappone può però contare su una timida ripresa economica. Dopo il deludente dato del primo trimestre di quest’anno, caratterizzato da un calo del Pil del 3,7%, si è infatti registrata la discreta performance del periodo aprile-giugno, che ha messo a segno un progresso dell’1,9%. Una lettura superiore alle stime degli economisti che si attendevano un +1,6%. A favorire questo rialzo sono stati soprattutto gli investimenti con un +2,3% rispetto allo stesso periodo del 2020, seguiti dai consumi interni (+0,9%); continuano invece a mostrare debolezza le esportazioni (-0,3%).

Le previsioni per il trimestre in corso parlano di un andamento sostanzialmente in linea con quello dei tre mesi che si sono appena chiusi, mentre un’accelerazione dovrebbe materializzarsi nell’ultima parte dell’anno.

L’economia del Giappone è fortemente ciclica e dovrebbe quindi beneficiare della ripresa economica mondiale post-Covid. Inoltre il Paese asiatico può vantare un settore tecnologico molto forte, le cui specializzazioni spaziano dall’automazione industriale al 5G. Tutti comparti che hanno ricevuto una forte spinta dalla crisi sanitaria.

Il principale ostacolo alla crescita economica resta invece sempre lo stesso che, per di più, tende inevitabilmente a peggiorare: l’età media della popolazione. Il Giappone è il Paese più vecchio al mondo e gli ultimi dati resi noti dal governo di Tokyo dicono nel 2020 la percentuale di ultrasessantacinquenni ha raggiunto il 29,1% del totale della popolazione. Questo significa che quasi un giapponese su tre ha più di 65 anni. Gli “anziani” sono 36,4 milioni, numero in crescita di 220mila unità rispetto ai dodici mesi precedenti. Gli ultracentenari sono addirittura 80mila. Secondo una previsione dell’Istituto nazionale per la popolazione e la sicurezza sociale la soglia del 30% di ultrasessantacinquenni dovrebbe essere superata nel 2025 ma i dati più recenti fanno supporre che si arriverà a quel traguardo ben prima. L’Italia, che è il secondo Paese più vecchio al mondo, vanta una quota di over 65 pari al 23,6%.

Di tutto ciò non sembra però preoccuparsi l’indice Nikkei che è ai massimi degli ultimi trent’anni. Le sue quotazioni si stanno riportando in prossimità dei 38mila punti, livello che fece segnare alla fine del 1989 quando, al culmine della bolla del real estate, gli immobili della sola capitale valevano quanto tutti quelli presenti sul territorio della California. Una corsa sicuramente alimentata anche dagli acquisti della Bank of Japan, che prosegue nella sua strategia ultraespansiva nel tentativo di riportare l’inflazione al 2%. Senza però alcun successo, visto che l’aumento dei prezzi al dettaglio è fermo più o meno alla metà di quel valore e non accenna a rialzare la testa.