“Il porto di Napoli e l’Italia vittime dei disservizi della logistica internazionale”

“L’obiettivo deve essere mantenere la competitività, anche migliorando i collegamenti con gli interporti”

Dal 2020 Andrea Mastellone è presidente degli agenti marittimi campani, carica che aveva già coperto dal 2012 al 2016.

Come sta andando il porto di Napoli dal punto di vista del traffico container?
“Il traffico containers import export sul nostro porto - risponde Mastellone - quest’annoin linea con la crescita dell’economia a livello globale, sta registrando numeri positivi”.

Il problema della congestione dei porti internazionali e della carenza di container sta toccando, direttamente o indirettamente, anche il porto di Napoli?
“Le carenze a livello globale della logistica sia in termini di congestione che di carenza di equipment toccano pesantemente la nostra economia portuale. Il porto di Napoli insieme a tutti i porti italiani è vittima di quanto sta accadendo a livello mondiale con epicentro specialmente nei porti americani ed inglesi. Infatti in Italia congestioni portuali non se ne registrano ed i tempi di turn over dell’equipment sono in linea con il prepandemia. Il nostro sistema logistico pertanto deve subire i disservizi creati lungo la filiera mondiale da altri paesi. Insomma siamo costretti a subirne le conseguenze sia in termini di ritardi che di carenza di equipment e relativi costi addizionali. Aggiungiamo che il nostro porto ha un traffico sbilanciato in cui l’export è prevalente nei confronti dell’import e quindi ha bisogno di essere alimentato da contenitori vuoti la cui disponibilità a livello mondiale è limitata e quindi destinata in prevalenza ad essere dirottata verso i mercati cinesi, dove i noli all’esportazione verso l’Europa e gli Stati Uniti hanno raggiunto livelli mai visti nella storia”.

Il sistema degli interporti al servizio degli scali campani ha cominciato a funzionare o può essere migliorato?

“Può essere sicuramente migliorato. Parliamo di due interporti raccordati alla rete ferroviaria nazionale in grado di assicurare servizi su tutta l’Europa. Manca da sempre, purtroppo, il collegamento ferroviario con il porto di Napoli, ma grazie alla distanza minima è auspicabile, ai fini del collegamento stradale, l’implementazione di un corridoio doganale controllato (fast corridor). In un'ottica futura occorre sfruttare la vicinanza di ambedue gli interporti al porto ed aiutare la trasformazione degli stessi in industrie logistiche, secondo il criterio del business park”.

Il porto di Napoli è entrato nel Pnrr in maniera per voi soddisfacente?
“Sì sono stati assegnati 380 milioni di euro da utilizzare per il completamento di opere importanti per lo sviluppo del porto quali la darsena di Levante il consolidamento della diga foranea Duca d’Aosta, l’adeguamento funzionale di moli e banchine, i collegamenti ferroviari ed il cold ironing delle banchine”.

Quali effetti ha avuto la pandemia sullo scalo?
“Il nostro scalo ha subito la pandemia in maniera minore di altri scali principali italiani. C'è stato ovviamente il crollo del traffico crocieristico ed il calo del traffico di cabotaggio per le isole minori del Golfo e per Sicilia e Sardegna; il movimento merceologico, sia in contenitori che alla rinfusa ed in colli, nonché il traffico dei liquidi, ha sostanzialmente mantenuto, con leggeri cali”.

Quale bilancio si può fare dell’unione dei porti di Napoli e Salerno sotto un’unica Authority? E’ stato un cambiamento utile o svantaggioso per gli scali?
“Al momento siamo ancora in fase sperimentale ma in buona sostanza l’accorpamento porterà benefici ad ambedue gli scali”.

Quali sono gli obiettivi del suo mandato come presidente degli agenti marittimi della Campania?
“Il mantenimento della competitivita dei costi portuali per favorire l’ acquisizione di ulteriori traffici ed il consolidamento di quelli esistenti. Il porto come ogni economia ha bisogno di una sana crescita e gli agenti marittimi devono contribuire al raggiungimento di questo obiettivo”.