Shipping e monopoli, i governi si muovono

Dai cantieri ai terminal e alle compagnie marittime sono diversi i dossier aperti 

Davide Pambianchi - freaklance

di Alberto Ghiara

Genova – Concentrazioni nel mirino degli amministratori pubblici in tutto il mondo e in tutti i settori dello shipping, dagli armatori, ai cantieri, ai terminal. In Germania si parla della fusione fra i terminalisti Hhla e Eurogate proprio mentre in Italia esplode la polemica sulla modifica del comma 7, articolo 18 della legge 84, per consentire la concentrazione fra i terminalisti in uno stesso porto.

L’Unione europea è concentrata in questo momento su un’altra fusione, quella fra i cantieri sudcoreani Hyundai e Daewoo (Dsme), alla quale sarebbe contraria. Negli Stati Uniti è la Casa Bianca che ha messo nel mirino le grandi alleanze armatoriali, in un momento in cui la catena logistica sta mostrando forti rallentamenti.

Sul fronte dei porti, in Italia il decreto concorrenza abolisce il divieto di cumulo delle concessioni, provocando malumori nel settore, ma anche inviti alla politica a muoversi per guardare oltre la legge, come quello di Ignazio Messina in una recente intervista al “Secolo XIX”: “A Roma - ha detto Messina - esiste un tavolo di coordinamento, quasi mai convocato, che negli ultimi anni non ha coordinato niente. È lì che si devono compiere le scelte strategiche di politica portuale: nazionale e su Genova”. In Germania intanto l’amministratrice delegata di Hhla, Angela Titzrath, confermando voci che già circolavano, ha detto che entro la fine dell’anno potrebbe esserci una lettera d’intenti di cooperazione fra la stessa Hhla e Eurogate, due terminalisti tedeschi. Hhla è da poco entrata in forze anche nel porto di Trieste, mentre Eurogate è la consorella sotto la holding comune Eurokai del terminalista italiano Contship.

Quando sarà il momento se ne occuperà l’Unione europea, che per il momento guarda con preoccupazione alla possibile fusione fra due dei maggiori cantieri navali mondiali, Hyundai e Dsme. Dopo due anni di lavoro e di ritardi a causa del coronavirus che ha rallentato il processo, alcuni media rivelano che i regolatori antitrust dell'Unione europea annunceranno presto la loro obiezione ufficiale alla proposta di fusione tra Hyundai heavy industries e Daewoo shipbuilding and marine engineering. Sarebbe la seconda volta in un anno che l'Europa si oppone a una grande concentrazione di cantieri navali dopo aver bocciato l’accordo tra Fincantieri e Chantiers de l'Atlantique, spingendo i cantieri italiani e francesi a ritirare la loro proposta nel gennaio 2021. La fusione coreana è valutata 1,8 miliardi di dollari e creerebbe un soggetto con il 21 per cento di capacità di costruzione a livello mondiale.

C’è poi il capitolo delle compagnie marittime, diventate sempre più grandi negli ultimi anni, quasi a inseguire la crescente dimensione delle navi. Speditori e spedizionieri da tempo esprimono preoccupazioni. Adesso della questione alleanze arriva a occuparsi anche il governo degli Stati Uniti. La Casa Bianca ha sottolineato il problema della mancanza di concorrenza nel trasporto globale di container, causata dal dominio del mercato da parte delle tre maggiori alleanze portacontainer. Si tratta di 2M, Ocean Alliance e The Alliance. Secondo un post comparso sul blog del sito web della Casa Bianca, avrebbero creato un monopolio nel trasporto di linea globale. Nove dei vettori che le compongono controllano circa l'80% del mercato marittimo globale, che sale al 95% se si tiene conto soltanto delle rotte commerciali Est-Ovest. Soltanto recentemente, nel 2011, controllavano il 29% del mercato, ha osservato la Casa Bianca.

"Questa mancanza di concorrenza lascia le imprese americane alla mercé di sole tre alleanze", ha commentato l'amministrazione Biden-Harris. "Agli importatori e esportatori vengono addebitate tariffe per i loro container che rimangono sulle banchine, anche se non c'è modo di spostarli".