Visintin: “Trieste scommette sul potenziamento dell’ultimo miglio ferroviario”

“La città ha sempre guardato a Oriente e credo che in parte continuerà a farlo”

Il porto di Trieste

Stefano Visintin è presidente di Confetra Friuli Venezia Giulia e membro di diritto del comitato di presidenza di Confetra nazionale.

Dopo il periodo più buio della pandemia che ha colpito duramente l’intera economia a livello globale, come sta andando la ripresa dei traffici a Trieste?

«Direi che lo scalo sta vivendo un ottimo momento di crescita e questo grazie soprattutto a un sistema di collegamenti ferroviari per le merci che stanno permettendo alle nostre banchine di sfruttare al meglio questa fase di nuova crescita che arriva dopo i mesi più duri di pandemia. I porti, compreso quello di Trieste, non hanno mai smesso di lavorare anche durante il lockdown ma non dobbiamo mai dimenticare che il Covid ha duramente colpito buona parte dell’economia globale. Non era scontato che arrivasse dal nostro comparto una reazione di questo tipo».

Quali sono le principali opportunità in arrivo dal Pnrr per lo scalo giuliano?

«Ci sono molti progetti che verranno portati a termine e consentiranno una nuova crescita. Il potenziamento dell’ultimo miglio ferroviario è certamente uno degli aspetti più rilevanti ai quali vanno aggiunti quelli che riguardano il cold ironinig per le banchine dello scalo e la creazione di nuove infrastrutture per il rifornimento delle navi con nuovi carburanti di ultima generazione e meno inquinanti, a partire dal gas naturale liquefatto. Il nuovo accordo “Trieste & Monfalcone Blue Agreement”, firmato recentemente e che entrerà in vigore dal punto di vista operativo nelle prossime settimane, prevede che le navi già in fase di avvicinamento ai porti e all’ormeggio, utilizzino un combustibile a basso tenore di zolfo e quindi con emissioni minori di quello che sarebbe normalmente ammesso dalla legge, contribuendo al miglioramento della qualità dell’aria nell’ambito urbano»

Quali sono le potenzialità di crescita dei traffici che interessano l'Oriente da qui ai prossimi anni?

«Trieste, per la sua posizione geografica, ha sempre guardato a Oriente e credo che in parte continuerà a farlo, anche e soprattutto grazie allo sfruttamento del trasporto su ferro che sta avendo uno sviluppo sino a poco tempo fa impensabile. Sono sempre stati di fondamentale importanza anche i mercanti del Centro e dell’Est Europa con i quali lavoriamo ormai da anni quotidianamente. Allo stesso tempo, ritengo che si debbano allargare gli orizzonti con sempre maggiore insistenza anche su altri mercati che si affacciano sul Mediterraneo come, ad esempio, l’intera area del Nord Africa: penso, ad esempio, all’Algeria».

Quindi, ritiene fondamentale lo sviluppo del trasporto su ferro rispetto ad altri asset?

«La ferrovia ha dato prova di essere essenziale per la crescita del nostro porto e la movimentazione delle merci. Qualche anno fa, però, non tutti avrebbero scommesso su uno sviluppo così veloce del trasporto su ferro. Di grande importanza è stato certamente l’accordo dello scorso aprile quando la Hamburger Hafen und Logistik Ag ha acquisito il 50,01% della Piattaforma logistica con un progetto di oltre 150 milioni di euro, dei quali 99 resi disponibili dall'Autorità di sistema portuale. In questo modo le nostre banchine sono diventate uno snodo centrale di scambio mare-ferro tra Europa e Far East. Ci sono ancora tanti margini di crescita e sono convinto che la nostra comunità portuale abbia tutte le carte in regola per cogliergli a pieno. I 416 milioni di euro di fondi che il Pnrr ha stanziato per il porto di Trieste saranno la leva per almeno un altro mezzo miliardo di euro di investimenti da parte di privati e di soggetti terzi. Un moltiplicatore formidabile che garantirà al nostro scalo di rafforzare il suo ruolo come nodo logistico strategico per l'intera Europa Centro-Orientale».