Confindustria Genova: porto green a rischio

La lettera degli industriali all’Authority di Genova e Savona: «Ci sono incertezze su prezzo e norme»

Genova - I toni sono diversi, più eleganti. Dall’ultima lettera di guerra di Confindustria Genova all’Authority portuale sul tema dei camalli, è passata un’era. Così Umberto Risso ha cambiato la forma - e il terreno di confronto - ma la sostanza rimane netta. Perché in gioco c’è la definizione del modello giusto per far funzionare il cold ironing, il mega progetto finanziato anche dai soldi del Pnrr, che prevede la “spina elettrica” per le navi che sostano in banchina, evitando così le emissioni provocate dall’accensione dei motori. Risso scrive che ci sono «questioni» da risolvere «sull’implementazione del cold ironing». E il tema riguarda Savona e Genova, ma presto toccherà tutti i porti italiani. Il primo problema è il prezzo: «Il meccanismo attualmente utilizzato è finalizzato a vendere energia agli armatori a un prezzo “calmierato”» scrive Risso. Ma su chi deve calmierare il costo, c’è confusione. Confindustria chiede che sia la stessa Authority a farlo: «Auspichiamo che l’operatore del cold ironing venda l’energia al prezzo di mercato e che sia poi l’Autorità, a gestire le eventuali compensazioni con l’armatore». Anche le riduzioni di accise e oneri generali nel prezzo da presentare agli armatori, senza una norma, non si possono fare. E poi c’è la questione del modello. È tecnicamente complesso quello che Confindustria chiede all’Authority, ma nella sostanza si tratta di capire quale riferimento utilizzare per far funzionare il cold ironing. Mancano le leggi, perché in fondo il servizio è un’assoluta novità e la Liguria, con Savona e Genova sarà apripista. L’Authority non vuole “intestarsi” il contatore dell’energia elettrica fornita alle navi, ma nemmeno l’operatore potrà farlo perché non c’è una norma che lo consente. La soluzione sarebbe copiare quello che avviene con le colonnine elettriche delle auto e trasformare il cold ironing in un servizio, ma bisogna aspettare il governo. Un primo incontro tra Paolo Signorini, presidente del porto e destinatario della lettera, c’è già stato. In ballo ci sono i milioni del Pnrr e un pezzo consistente del piano per rendere i porti di Genova e Savona a impatto zero. Ma gli scogli che evidenza Confindustria rischiano di rendere molto difficile l’elettrificazione delle banchine e il pressing sull’Authority è solo un primo passo, perché il vero obiettivo è spronare Roma a diramare la tariffa (il prezzo a cui vendere l’energia agli armatori) e le leggi necessarie. Il rischio è non riuscire ad attaccare la spina.