Terminal Rinfuse di Genova, resa dei conti nel board: «Canavese sta sbagliando»

La Mattina e Carozzi respingono l’accusa sulla mancanza di un piano

di Alberto Quarati

La delibera sul Terminal Rinfuse - in base alla quale l’Autorità di sistema portuale di Genova-Savona ha accordato una proroga di 30 anni all’attuale concessionario Spinelli-Msc - non è stata una decisione presa con superficialità, o dettata dalla mancanza di un’idea chiara per lo sviluppo dello scalo.
Così rispondono - pure tra le necessarie attestazioni di stima per un big della portualità come Rino Canavese - i due rappresentanti del Consiglio di gestione del porto che hanno votato a favore della delibera, Andrea La Mattina (Regione Liguria) e Giorgio Carozzi (Città metropolitana di Genova). Canavese, rappresentante del Comune di Savona, al Comitato dello scorso 2 dicembre ha invece votato contro, spiegando le sue motivazioni al Secolo XIX: troppi 30 anni di concessione, serve un piano regolatore per dare una direzione al futuro del porto.
«L’Authority - spiega La Mattina - ha valutato l’istanza di un privato, riducendone le pretese e introducendo l’ormai nota clausola per cui, se un domani l’ente deciderà una destinazione diversa dalle rinfuse, la concessione sarà revocata. Ma pure se la delibera è stata scritta come se per quell’area fossero state presentate 10 domande, non si è potuto ignorare, nella valutazione di questo atto da parte del board, che l’unico pretendente all’area era il soggetto che stava richiedendo la proroga della concessione. L’alternativa era lasciare deserto il terminal, riportato alla produttività nei quattro anni precedenti proprio da chi presentava l’istanza. Questo - aggiunge La Mattina - avrebbe messo l’Authority in collisione con la disciplina del codice della Navigazione, che in merito alle concessioni demaniali pone il criterio del proficuo utilizzo della concessione; e della legge portuale, che alle Adsp assegna non solo il compito di regolare le attività economiche del porto, ma anche il loro sviluppo».

Rimane che lo scalo, pure di fronte a grandi progetti strategici come la Diga foranea, non ha un nuovo piano regolatore: «Ma oltre al piano regolatore vigente, ha un documento di pianificazione strategica di sistema, sottoscritto la scorsa primavera da tutti i membri del board - replica La Mattina -. E in quel documento, l’attuale posizione delle rinfuse nel porto di Genova non è messa in discussione. Detto questo sì, discutiamo pure del piano regolatore, ma sulla base degli atti che già esistono e indirizzano lo sviluppo del porto».
Sul tema del bene comune, Carozzi in Comitato ha scavato una trincea, esprimendo più di un dubbio sulla delibera Rinfuse, alla quale poi ha dato il via libera: «Una concessione demaniale di quattro anni (il tempo definito ottimale da Canavese per il Terminal Rinfuse, ndr) si può attribuire a un distributore di benzina, non a un’impresa che investe e garantisce occupazione». Trent’anni invece vanno bene? «È vero - ribatte Carozzi - che l’arco temporale della concessione rilasciata potrebbe apparire sbilanciato rispetto alla rivisitazione progettata e prevista per l’intero assetto commerciale del porto storico: ma non a caso sono state inserite apposite clausole. Del resto, due mesi di dibattito serrato e di confronto su una piccola porzione di porto testimoniano che non solo esiste una visione ma anche che la comunità genovese ha idee chiare in proposito, che ovviamente, e qui anticipo la sua seconda domanda, andranno tradotte e coniugate nel nuovo Piano regolatore, perché la trasformazione è a tutto campo e ribalta completamente le scelte e le prospettive di sviluppo. La Città Metropolitana ha una grande opportunità che intende sfruttare per il bene comune».
Il disagio per Carozzi più che altro sta nel non riuscire a trasmettere a sufficienza, all’esterno del Palazzo, queste visioni di futuro: «Esistono agli atti dell’Adsp chili di documenti e proposte di delibere presentate su sicurezza e dignità del lavoro, tutela e continuità della Culmv, richiami alle imprese private, rifiuto di sovrattasse sulle merci, contrasto all’autoproduzione, clausole e vincoli imposti ai terminalisti, riflessioni sul malessere sociale che si sta scaricando in banchina per la distanza fra i guadagni delle compagnie container e il livello dei salari, maggiore presenza e partecipazione della municipalità genovese sul modello di Anversa e Rotterdam e altro ancora. Canavese potrebbe proporre una diretta tv per ogni Comitato».