CINA

Rallenta la fabbricadelle navi

Genova - DA SEMPRE costruttore delle unità più economiche - navi cisterna e rinfusiere - La Cina ha cominciato a puntare al primato di maggiore costruttore navale mondiale con l’inizio della crisi economica, a cavallo tra 2007 e 2008, arrivando a scavalcare la Corea e a costruire oltre la metà di tutte le navi presenti sul globo.

Secondo l’ultima analisi dei broker di Clarkson, la Cina è passata dai 9,6 milioni di tonnellate di stazza lorda compensata (unità di misura che fa la tara fra qualità e quantità della produzione, abbreviato: cgt) ai 19,5 milioni registrati nel 2010 e nel 2012.

Record destinato a sfumare quest’anno. Il rallentamento è del 33%: dai cantieri usciranno navi per 13 milioni di cgt. Più pessimista il ministero delle Finanze cinese, che stima un calo del 50%. Del resto, mentre la Cina raggiungeva livelli di produzione da capogiro, negli uffici commerciali il lavoro languiva. Nel 2007, negli oltre 3.000 cantieri allora presenti (un confronto: in Italia le strutture erano e sono 14 tra pubbliche e private) vennero chiusi accordi alla cifra astronomica di 33,2 milioni di cgt, sull’onda della speculazione sui noli che avrebbe terremotato l’intero settore del trasporto marittimo per i successivi cinque anni. Dunque l’effetto-molla: nel 2010 il 70% delle consegne proveniva da ordini siglati tre anni prima, quota scesa al 50% fra 2011 e 2012. Lo scorso anno, per effetto delle dilazioni chieste nel tempo dagli armatori in crisi, 5 milioni di Cgt usciti dai cantieri cinesi derivavano ancora da contratti pre-2008.

Ma intanto, il business calava: sempre nel 2008, i cantieri cinesi che portarono a casa almeno una commessa furono 219. Nel 2012, la cifra è scesa a 81, e altrettanti sono stati i cantieri che hanno terminato il lavoro rimanendo senza commesse. A fine 2013 si troveranno in questa condizione altri 76 stabilimenti.

Di fatto, la grande fabbrica delle navi si sta ridimensionando. Funzionano solo i cantieri statali (Cssc e Csic) nonostante i top manager piangano miseria a ogni trimestrale. Resistono i grandi operatori privati (come Rongsheng, il più grosso cantiere privato) grazie alla loro struttura finanziaria, mentre stanno progressivamente sparendo i pesci piccoli: le chiusure lo scorso anno sono state 1.000.

Ad agosto, Pechino ha congelato ogni aiuto finanziario ai cantieri privati, e ha avviato un complesso programma triennale per spostare la produzione sulla qualità, in particolare sul settore offshore, che nei prossimi anni sarà la mecca della cantieristica navale. Niente di diverso rispetto a quello che è stato fatto in Corea e anche in Italia, ma i piani sono bellicosi: la stessa Rongsheng punta a realizzare già nel 2015 il 40% del proprio fatturato da queste attività, fornendo tanta tecnologia a prezzi bassi. La storia del gigante coi piedi d’argilla è una pia illusione.

ALBERTO QUARATI