Intervista a Galassi

«Porto Piaggiofuori dalla crisi»

Genova - Guai a fargli notare che Piaggio Aero Industries ora è completamente in mani straniere. Dopo che i 190 milioni di ricapitalizzazione hanno ridisegnato l’assetto societario, l’indiana Tata e il fondo di Abu Dhabi Mubadala sono saliti oltre l’85%, ma per l’avvocato Alberto Galassi, a.d. della società, questo è «motivo d’orgoglio», non di rammarico.

Avvocato, i soci italiani Ferrari e Di Mase restano, ma sono poco più di una bandiera...

«Non sono d’accordo. Piaggio Aero è in mani straniere dal 2008. Tata e Mubadala passano dal 66% all’85%. Il riassetto non cambia niente, anzi. Siamo fortunati a essere ancora “stranieri”, perché è sempre più difficile portare capitali esteri in un Paese come il nostro, che dal 2008 è solo che peggiorato... Da italiano sono molto orgoglioso che Piaggio Aero sappia ancora attrarre investimenti. E poi l’ingegner Ferrari (che in Italia è un nome) passa dall’1% al 2% - cioè resta e ci crede».

Nel 2008 un pool di 8 banche vi ha finanziato. La società sta rinegoziando il debito: come procede?

«La rinegoziazione è in corso ed è complessa, ma contiamo di chiudere entro la fine dell’anno».

L’azienda aveva uno scaduto con fornitori di 60-70 milioni, stipendi da pagare... Partite che avete regolarizzato?

«No, preciso che gli stipendi sono sempre stati pagati puntualmente. Lo scaduto fornitori si è ovviamente ridotto. I 190 milioni servono appunto per regolarizzare con i fornitori e, soprattutto, per ultimare lo stabilimento di Villanova d’Albenga».

Quando sarà pronto il nuovo stabilimento?

«Ultimeremo i lavori nella primavera 2014, ma è chiaro che il cantiere va di pari passo con l’iter amministrativo di Finale, che mi auguro si completi prima della tornata elettorale. Noi facciamo la nostra parte. Spero che le istituzioni seguano».

La Regione vi convocherà nei primi giorni di dicembre.

«E noi confermeremo la volontà di portare a termine la costruzione dello stabilimento di Villanova».

Il progetto del velivolo P1XX, per sviluppare il quale avete investito 120 milioni, è stato venduto ai cinesi?

«No. Noi non diamo il P1XX ai cinesi. Stiamo cercando da due anni un partner europeo, americano oppure orientale che sviluppi con noi quel modello perché da soli non lo possiamo mettere in produzione: servono risorse per 600 milioni. Piaggio è già stata in difficoltà una volta quando negli anni ‘90 ha sviluppato da sola il P180. Non possiamo rischiare».

Avete contatti in essere? Con quali soggetti? Tempi?

«Stiamo parlando con soggetti europei, cinesi e sudamericani. Mi piacerebbe trovare una soluzione entro il 2014, ma non è l’unico obiettivo».

Avete da poco venduto due P180 in Cina, più otto opzioni. Dove saranno prodotti i velivoli? Il sindacato teme che finiscano per essere prodotti in Cina.

«Assolutamente no. I P180 venduti in Cina saranno prodotti in Liguria. Ma dico di più: spero, in futuro, di poter assemblare i velivoli nei Paesi dove vengono venduti. Mi piacerebbe poter avere in joint venture tre o quattro centri di assemblaggio nei Paesi che sono i nostri mercati di riferimento - cioè Cina, India, Brasile, Stati Uniti - perché questo significherebbe sviluppare l’attività di Piaggio Aero e portare quindi anche più lavoro in Italia».

Di P180 ne avevate venduto 36 nel 2008, ma quest’anno non andrete oltre i cinque. Come conta di rilanciarsi Piaggio Aero?

«Diversificando. Siamo andati sul militare, un settore che non segue i cicli come l’aviazione d’affari, esclusivamente legata ai risultati di esercizio, ai margini e ai valori di Borsa. L’aviazione militare - la sorveglianza e il pattugliamento - è di attualità planetaria. Noi non facciamo oggetti da combattimento, ma siamo capaci di fare oggetti da sorveglianza. Puntiamo sui pattugliatori, con pilota (Mpa) e senza pilotati (P1HH).

L’Europa oggi compra solo americano, perché un prodotto europeo non esiste. I nostri pattugliatori sono possibili prodotti europei».

Come è ripartito oggi il fatturato e quale è il progetto tra 5 anni?

«Oggi siamo 60% civile e 40% militare. L’obiettivo è arrivare a essere 70% militare e 30% civile».

Il piano industriale.

«Abbiamo un cda alla fine della prossima settimana e un altro a fine mese. Ai primi di dicembre mi aspetto di presentare il piano industriale definitivo. Gli azionisti ci stanno imponendo gli ultimi aggiustamenti».

Quale futuro produttivo o occupazionale per gli stabilimenti di Villanova (ex Finale) e Genova?

«La nuova gamma prodotto. Velivoli con pilota e senza pilota derivati dal P180 per il pattugliamento: questo è il nostro futuro e bisogna che ce lo inchiodiamo in testa. Poi c’è l’evoluzione dell’Avanti II, cui stiamo lavorando da due anni e mezzo».

Quando debutterà l’Avanti III?

«In verità pensavo di chiamarlo in un altro modo. Sarà annunciato l’anno prossimo in primavera-estate. Inoltre continueremo a sviluppare i motori, il motoristico è un ottimo settore».

Piaggio Aero Industries come chiuderà il 2013?

«Stiamo lavorando sui numeri, ma preferisco comunicarlo prima ai miei azionisti e poi alla stampa».

I 1.300 dipendenti stanno facendo cassa integrazione: contate di uscirne?

«Sì, con il nuovo piano industriale. E appena sarà pronto, i primi ad averlo saranno i sindacati».

Gilda Ferrari

gilda.ferrari@ilsecoloxix.it

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