L’intervista

«In Europa nessunrischio deflazione»

Bruxelles - La Bce prima o poi dovrà tornare al suo ruolo, non potrà continuare a guidare, di fatto, la politica economica europea all’infinito. Per ora la deflazione in Europa non c’è, ma bisogna vigilare attentamente. E poi va bene cercare di ridurre gli squilibri macroeconomici, ma Bruxelles non può pensare di penalizzare un Paese per i suoi successi, vedi la Germania messa sotto osservazione per il surplus nelle esportazioni.

Sono solo alcune delle convinizioni di Gertrude Tumpel-Gugerell, economista austriaca ed ex membro del Consiglio Esecutivo della Bce, dal 2003 al 2011, la seconda donna nella storia della Banca Centrale dopo la finlandese Sirkka Hamalainen. Presto però Tumpel-Gugerell potrebbe tornare a Francoforte, nel Consiglio Governativo a 23, in qualità di presidente della Banca centrale austriaca. Secondo le indiscrezioni l’economista originaria di Kapelln sarebbe infatti la favorita per la successione all’attuale governatore Nowotny.

Cominciamo dal tema caldo: il rischio deflazione nell’Eurozona. Lei teme che possa avverarsi?

«Deflazione significa che la gente, aspettandosi prezzi calanti, non compra più. Ecco questo non è quello che stiamo vedendo al momento: oggi abbiamo una situazione di inflazione molto bassa, per cui la Bce è chiaramente preoccupata e probabilmente questa preoccupazione è stata una delle ragioni alla base del taglio dei tassi di interesse. L’attività economica è molto debole in numerosi Paesi ed e questa è la principale spiegazione del perché i prezzi aumentino così poco».

Ci sono segnali incoraggianti dal punto di vista economico?

«Negli ultimi mesi c’è stato un incremento nella fiducia sulle prospettive economiche dell’Eurozona, quella misurata dall’Economic sentimenti indicatori della Commissione europea, e questo è importante».

La Bce staa avendo delle difficoltà a gestire questa situazione?

«Credo che sia necessario guardare da dove arriva questa crisi. Cinque anni fa abbiamo avuto una grossa crisi finanziaria, che non è partita dall’Europa, ma dagli Stati Uniti. La Bce e i Governi hanno lavorato duramente per stabilizzare la situazione e credo che abbiano fatto molta strada in questo senso, con i salvataggi delle banche, il sistema di aiuti che ha funzionato meglio in alcuni Paesi e peggio in altri. Ora quello di cui c’è bisogno è che aumenti ancora la fiducia del sistema, perché gli investimenti sono ancora deboli. Non serve però solo una ripresa degli investimenti da parte delle imprese, ma anche una ripresa della fiducia dei consumatori. E poi serve chiarezza da parte dei governi su quello che vogliono fare e serve affrontare il problema della disoccupazione».

Molti temono proprio la cosiddetta “jobless recovery”, cioè una ripresa economica senza una diminuzione della disoccupazione.

«È vero che molte compagnie hanno delocalizzato i siti a bassa produttività, negli ultimi due anni, ma credo che ora, con una ripresa della capacità produttiva, ci sarà anche un aumento dell’impiego, che è quello che stiamo vedendo in quei Paesi che hanno successo nelle esportazioni, come la Germania e l’Austria».

La Commissione Ue ha appena avviato una procedura di revisione nei confronti della Germania, per il suo eccessivo surplus commerciale. Cosa ne pensa?

«È un’iniziativa controversa. Di base l’idea della Commissione, cioè quella di voler evitare gli squilibri macroeconomici è giusta, però non si può punire un Paese per il suo successo».

Tornando alla Bce, crede che il suo ruolo sia cambiato, negli ultimi tre anni? L’impressione è che spesso sia Francoforte a guidare la politica economica europea...

«Negli ultimi anni la Bce ha dovuto prende moltissimi provvedimenti per affrontare la crisi. Quando è cominciata non c’era l’Esm e non c’erano strumenti a disposizione dei governi ed è per questo che è dovuta intervenire. Ma di certo questa situazione non può essere permanente, prima o poi dovrà tornare al suo ruolo originario».

Parlando di Paesi in difficoltà, come vede l’Italia?

«Andranno affrontati i problemi del mercato del lavoro e servirà rendere più efficiente il settore pubblico, misure che d’altra parte sono state già prese in altre Paesi. E poi c’è la necessità di modernizzare l’economia, in modo che i giovani non siano costretti ad andare a cercare lavoro all’estero».