paga il brasile

Anche Cuba vuoleil suo mega-porto

L’Avana - Da porto di partenza di migliaia di esuli cubani negli anni Ottanta a Zona speciale di sviluppo per intercettare business. È il destino del porto cubano di Mariel, a una cinquantina di chilometri dall’Avana, che rappresenta una rivoluzione nel mondo degli affari dell’isola.

Un progetto che va avanti ormai da tempo e dove venerdì il governo di Raul Castro (foto) ha inaugurato un ufficio che si occuperà di gestire gli investimenti stranieri nel nuovo mega porto: una vasta area con una banchina da un milione di teu (oggi L’Avana ne movimenta 350 mila scarsi) dove sono previste agevolazioni fiscali e servizi per le imprese, cubane e straniere. A giocare un ruolo importante nel futuro di Mariel soprattutto la collocazione geografica in linea con il Canale di Panama e il suo traffico di container. Un ruolo perfettamente in linea con la strategia delle autorità cubane che mirano a aumentare le esportazioni, diminuire l’import, rafforzare l’industria e dare spazio a tecnologie in linea con il rispetto dell’ambiente. Dietro il progetto Mariel c’è soprattutto il Brasile, che ha già investito circa 900 milioni di dollari