al terminal mct

Maersk tornaa gioia tauro

Genova - Il 2014 sarà l’anno del ritorno di Maersk a Gioia Tauro. Un manager della compagnia, proveniente dal quartier generale per il Mediterraneo di Algeciras, ha incontrato nei giorni scorsi in Capitaneria portuale rappresentanti dell’Autorità portuale e del terminal Mct (Gruppo Contship). Maersk ha chiesto se era immediatamente disponibile una banchina per accogliere navi della classe della “Emma Maersk”. In realtà l’arrivo del servizio (in collaborazione con Msc e Cma-Cgm nel quadro dell’alleanza P3) dovrebbe avvenire, secondo l’Autorità portuale, entro la fine della primavera 2014. L’Authority ha risposto positivamente alle garanzie richieste di Maersk, che riguardavano il mantenimento della pulizia dei fondali, un ormeggio con pescaggio di almeno 17 metri e un programma di investimenti per allungare di 650 metri il tratto di banchina con fondale di 18 metri (oggi in alcuni punti arriva a 16 metri). «A Gioia Tauro – afferma Domenico Bagalà, amministratore delegato di Mct - i partner P3 hanno espresso l’intenzione di aggiungere ogni settimana la toccata di una quarta grande nave madre, così come hanno espresso l’intenzione di aumentare la dimensione media delle navi utilizzate nel servizio che collega, via Gioia Tauro, il Mediterraneo agli USA. Tali indicazioni suggeriscono che il porto di Gioia Tauro e MCT in particolare, possiedono già le infrastrutture necessarie a soddisfare queste esigenze grazie ai 16 m di fondali e alla presenza di gru di banchina con uno sbraccio di 22 file ed una altezza sotto spreader adeguata per la gestione di queste navi». «Per lo scalo calabrese si tratta di una buona notizia. Dopo la ripresa registrata nel 2012(2,7 milioni di teu contro i 2,3 milioni del 2011) e nei primi nove mesi del 2013 (+16,9%), gli ultimi dati hanno segnato un’inversione di tendenza. Aziende dell’indotto e occupazione, secondo i sindacati, ne stanno già risentendo». I sindacati hanno segnalato nei giorni scorsi come i mesi di agosto e settembre abbiano avuto un drastico calo di traffico. Come conseguenza «sta aumentando - scrive la segreteria regionale del sindacato Sul - la richiesta di cassa integrazione straordinaria, procedura avviata già dal 2011 quando i danesi della Maersk decisero di lasciare lo scalo gioiese per concentrare i propri traffici in Africa dove i costi sono di gran lunga inferiori e non solo in relazione a parametri come il costo del lavoro ma anche con riferimento alle tasse di ancoraggio o al costo dei carburanti per la trazione dei mezzi». Oggi sono circa 400 i lavoratori in cassa integrazione del terminal container Mct di Gioia Tauro. Ma situazioni di difficoltà sono registrate anche dalle piccole imprese dell’indotto. La sede dell’agenzia Saimare di Gioia Tauro conta circa 16 persone che da quattro anni sono in contratto di solidarietà. Per queste realtà l’arrivo di Maersk e dell’alleanza P3 sarà una boccata di ossigeno, come spiega Gualtiero Tarantino, ad di Saimare e amministratore unico nello scalo della società logistica Caronte & Tourist Logistics. «Msc dà un grande contributo al traffico dello scalo, ma da quando è andata via la Grand Alliance manca la varietà. L’arrivo di P3, con Maersk e Cma-Cgm, può dare impulso anche all’indotto commerciale dello scalo. Negli ultimi 4 anni abbiamo perso il 70% delle bollette doganali, cioè della merce in importazione, che non è molta in uno scalo di transhipment, ma genera comunque lavoro e meriterebbe maggiore attenzione». Secondo Tarantino Gioia Tauro deve fare quel salto atteso da tempo da scalo unicamente di transhipment per container e auto a centro di sviluppo anche per il territorio in cui è inserito, al servizio non soltanto della Calabria, ma anche di regioni vicine come la Sicilia: «Bisogna che ci sia impegno per lo sviluppo ulteriore del porto, con infrastrutture che permettano di fare logistica seria». Tarantino è in contatto con società come Chiquita per aumentare l’arrivo di prodotti refrigerati. Il Comitato portuale ha già dato l’assenso all’eventuale arrivo di un rigassificatore, che come attività collaterale potrebbe consentire la nascita di un polo del freddo a basso costo, sfruttando proprio le basse temperature prodotte dal processo di rigassificazione. Intanto l’alleanza P3 ha presentato il loro progetto alla Federal maritime commission (Fmc) degli Stati Uniti. Nel documento è previsto che l’alleanza utilizzi per i propri servizi verso gli Stati Uniti navi da 19.200 teu di capacità entro 10 anni. Si tratterebbe di unità di dimensioni maggiori rispetto alle più grandi navi portacontainer attualmente in circolazione, quelle da 18.000 teu della classe Tripl-E di Maersk.

Alberto Ghiara