L’operazione

Savino Del Benesi quota in Borsa

Milano - Il mondo dei trasporti si riavvicina agli investitori. È partita ieri, con una forchetta di prezzo fra 2,55 e 3,10 euro per azione, l’Ipo della società fiorentina di spedizioni e logistica Savino Del Bene. L’ingresso alla Borsa di Milano avverrà il prossimo 6 dicembre. Non si tratta di un debutto, perché già per due volte la casa di spedizioni ha sperimentato il salto sul mercato finanziario, ma senza successo. Adesso, dopo una decina d’anni di assenza, ci riprova per la terza volta e l’obiettivo è raccogliere capitali per espandersi sul mercato internazionale. Il gruppo Savino Del Bene, che dichiara 2.700 dipendenti e circa duecento sedi direttamente controllate in tutto il mondo, è una delle poche realtà logistiche italiane di dimensioni paragonabili alle multinazionali del settore. È anche uno dei pochi operatori dei trasporti (fra questi anche la compagnia marittima genovese Premuda) che abbia deciso di puntare sulla Borsa.

L’Ipo partita ieri e coordinata da Mediobanca, Mps e Nomura, si concluderà il prossimo 2 dicembre. L’offerta riguarda 31 milioni di azioni, il 61% messo in vendita dai due azionisti della società, Paolo Nocentini e Silvano Brandani, e il resto derivante da un aumento di capitale già deliberato, che dovrebbe portare un incasso di 30-38 milioni di euro. Nocentini, che è anche presidente della società, detiene direttamente il 30,3% del gruppo e il 19,7% attraverso la sua Finlisar. Brandani, che è amministratore delegato, detiene direttamente il 43,8% e indirettamente un altro 6,2% tramite la Livoser.

«Gli obiettivi della quotazione - ha spiegato Nocentini - sono la maggiore visibilità e contendibilità. Ci sono grandissime potenzialità di crescita». Coi proventi dell’aumento di capitale, ha aggiunto, «noi investiamo in persone, in un aumento del nostro network. Puntiamo a un’espansione in paesi nuovi e a un rafforzamento dove già siamo». Non ci saranno però grandi acquisizioni, ma si intende rimanere coi piedi per terra. le grandi operazioni «sono costose, time-consuming e si rischia di perdere pezzi per la strada. A operazioni piccole invece siamo interessati perché le digeriamo bene».

Nel dettaglio della quotazione 19 milioni di titoli saranno venduti dagli attuali azionisti di riferimento. Le restanti 12 milioni saranno titoli di nuova emissione, che deriveranno dall’aumento di capitale. L’offerta potrebbe salire fino a 35 milioni di azioni in caso di esercizio integrale della greenshoe, cioè delle azioni supplementari a disposizione dei collocatori dopo l’entrata in Borsa (4 milioni di azioni). La società è stata valorizzata tra i 287 e i 348 milioni di euro. Nei giorni scorsi Mediobanca Securities avea stimato per il gruppo una crescita dei ricavi a un tasso medio annuo del 6,1% (Cagr o tasso di crescita annuale composto) tra il 2012 e il 2015, il dimezzamento del debito e un payout ratio mediamente intorno al 34% tra il 2013 e il 2015 e prevedeva una crescita degli utili nei prossimi anni: l’Ebitda nel 2013 dovrebbe raggiungere i 44,3 milioni e salire a 45,3 milioni nel 2014 e a 48,6 milioni nel 2015 rispetto ai 44 milioni del 2012.

Alberto Ghiara

© riproduzione riservata