Caso-Bari, la scure di Matteoli su Mariani e Port Pride

Diavolo di un Matteoli, che con un colpo secco di mannaia mi impedisce di pescare a piene mani nei vostri post, riemergendo tronfio di ritrovato orgoglio civile. Ragazzi, che baraccone e che commediaccia. Al cospetto dell’impalpabile ministro dei Trasporti siamo dei naif e dei fresconi (o babbei). Niente Port Pride, per il momento, anche se l’idea è meritevole d’essere realizzata e tramandata ai posteri. Resta nel cassetto pure la lista di Pilotina. Non possiamo parlare di Multipurpose, origine di tutte le disgrazie genovesi. E neppure scrivere della paradossale vicenda di Vado (non è vero, dunque, che i problemi stanno di casa solo a Genova…). Tutto questo perché il nostro beneamato Altero ne ha combinata un’altra delle sue. Non gli bastava aver piazzato un suo amico avvocato ai vertici dell’Authority di Ancona, dopo aver barattato la nomina elargendo benefici a quel porto. Adesso al nostro ministro dei Trasporti viene in mente pure di azzerare i vertici di Bari, commissariando il presidente, il genovese Franco Mariani.

Ci pensa Altero Matteoli a riportare la portualità italiana con i piedi ben piantati per terra. Siamo di fronte a un bivio: prenderla in ridere o scendere in piazza. E’ comprensibile che gli amici di Bari, piuttosto furiosi per tanta indecenza, optino per la seconda opzione: oggi scioperano i portuali, mentre il sindacato annuncia una dura battaglia. Ma la storia è talmente surreale da essere seppellita dalle risate. Comunque da sanzionare la perdita di ogni legittimità e credibilità da parte di un ministro già deboluccio sul piano delle idee e del lavoro. I guai per Mariani sono piovuti quando il presidente dell’Authority del Levante ha iniziato a far piazza pulita dei lasciti del passato, imponendo regole e legalità. Anche un bambino capisce che Matteoli ha agito spinto solo da motivazioni e pressioni squisitamente politiche e di gruppi di potere. Un sopruso, una palese prevaricazione a difesa degli interessi della destra barese. Questa di Bari è una vergogna per un milione di motivi, ma per due in assoluto: la motivazione, talmente fantasiosa da risultare imbarazzante alla lettura, e la tempistica. Guarda caso, domenica a Bari c’è il ballottaggio… I Grandi Babbei siamo noi, che ancora proviamo un senso di umiliante scoramento quando ci sorprendiamo delle scelte cucinate nel retrobottega della politica. Purtroppo il caso-Bari non è solo grottesco, ma soprattutto inquietante. Sul finire dello scorso anno, 32 parlamentari del centrodestra (pochissimi dei quali conoscono Bari) chiedono il commissariamento di Mariani e del segretario generale Mario .

Sommariva (lui pure genovese), attraverso una interpellanza urgente, primo firmatario il deputato Simeone Di Cagno Abbrescia. Conseguente e immediata l’ispezione ministeriale. Che accerta la regolarità dell’azione amministrativa. Il caso esplode quando entra nel vivo la vicenda della Bari Porto Mediterraneo - la società di servizi sulla cui regolare costituzione Mariani nutriva molte riserve - con un’inchiesta della magistratura e con il braccio di ferro amministrativo che vede prevalere l’Autorità portuale al Consiglio di Stato. Nel mirino della magistratura, c’è anche la gestione della Stazione Marittima barese dal 1998 al 2005: rinviati a giudizio l’ex presidente dell’Autorità portuale di Bari, Tommaso Affinita e l’ex segretario generale Vito Leonardo Totorizzo, entrambi accusati di interesse privato e peculato. Un’inchiesta parallela, si occupa delle spese di rappresentanza deliberate dall’ente portuale nell’arco di sette anni. Ciliegina sulla torta, l’esternazione invernale dell’onorevole Luigi Farace, presidente della Camera di Commercio di Bari, che tranquillizza i soci della Bari Porto Mediterraneo affermando che Mariani “ha le ore contate”. I notabili di Bari hanno dovuto pazientare ancora per qualche mese.

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