Corridoio 24, il “fai da te”del compagno James (Bond) Bianchi

Passi per il disinvolto premier, che quando ne parla cita con grande enfasi il “Corridoio Genova-Amsterdam” (!). Passi pure per il ministro dei Trasporti, Altero Matteoli, che non ne parla affatto. Ma che i (cialtronissimi) professionisti della politica da bar e da convegni, abbiano trascurato di riempire l’unica casella che poteva giustificare le spese sostenute per favoleggiare di mega collegamenti europei al servizio delle merci destinate o in partenza da Genova, appare grottesco. O sciocco. Desolante e sconfortante rendono meglio l’idea dell’accaduto. Che fa il pari con il pessimo tentativo di restyling al ribasso e a danno dello scalo genovese della legge 84/94, escogitato da Matteoli e svelato nella precedente puntata di Pilotina. Anche in questo caso il nostro blog ha una parte predominante. Nel senso che uno dei nostri migliori “agenti segreti”, tenacemente convinto che l’idea di “porto corridoio” all’interno del libro verde delle reti Ten sia apprezzabile e che le residue speranze di sviluppo della Lanterna passino proprio attraverso il collegamento diretto tra Genova e Rotterdam, ha voluto vederci chiaro e saperne molto di più di quanto emerge dai convegni. Parliamo di Tirreno Bianchi. Da qualche giorno, il console della Compagnia Pietro Chiesa è il primo e unico italiano iscritto a Ferrmed, cioè la lobby europea con sede a Bruxelles delle città interessate alla realizzazione del Corridoio 24: Milano, Barcellona, Marsiglia e Lione, oltre naturalmente a Rotterdam e Genova. Ferrmed è un progetto esclusivamente orientato al business e rappresenta la prima iniziativa a favore di un sistema europeo di trasporto merci su rotaie, diretto a soddisfare i bisogni del mercato e delle imprese. L’obiettivo è di aumentare la competitività, la produttività e l’efficienza del settore privato e delle regioni europee grazie ad una diminuzione dei costi logistici. Attualmente Ferrmed comprende 135 membri provenienti da 12 Paesi europei, è diventata non solo una potente lobby ma anche un forum di scambio di nuove idee. Con comprensibile stupore e conseguente irritazione, Bianchi ha scoperto che dentro Ferrmed operano e riflettono sulle migliori strategie applicabili al problema tutti i maggiori esponenti europei di portualità. Tutti, esclusi gli italiani e i genovesi. Non risultano iscritti a Ferrmed né Comune né Regione, non ci sono Autorità portuali e neppure associazioni di categoria. L’iscrizione con diritto di voto costa circa 6.000 euro. Tirreno Bianchi ha contattato il segretario generale di Ferrmed, ha firmato e staccato l’assegno e oggi è componente effettivo dell’importante organizzazione europea. Pilotina si rallegra, perché è certamente ghiotta l’opportunità offerta dal business che potrebbe incanalarsi lungo il porto corridoio. E anche perché l’idea di un ruolo del porto di Genova “cerniera” tra Rotterdam e i Paesi del Nord Africa sta prendendo campo, le analisi economiche dicono che molti Paesi del Sud del Mediterraneo hanno previsioni di crescita di Pil rilevanti. Proprio da quei porti, da dove oggi partono migliaia di persone disperate, si intensificherà un forte scambio commerciale e Genova può rappresentare per l’Italia una opportunità unica. Ma che Paese è mai l’Italia, si chiederanno i lobbysti di Ferrmed, che anche nei giorni del G8 dimentica di tutelare i propri interessi portuali ed economici in Europa…

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