Gli Stati generali del porto umiliato dal governo

Berlusconi sostiene che la stampa estera “sputtana” l’immagine del made in Italy. Se anche fosse vero, sarebbe ben poca cosa rispetto alle umiliazioni che il governo sistematicamente e beffardamente infligge al sistema portuale italiano. Deriso, dimenticato, calpestato, barattato e strumentalizzato per miserabili fini di bottega, messo alla berlina sulle piazze europee. La pagina di cronaca più recente è addirittura inverosimile. Ricordate? Lo scorso luglio su Pilotina denunciavamo il grottesco tentativo di imporre i Navigli come hub del Mediterraneo, candidando Milano quale sede del segretariato economico della nascente Unione per il Mediterraneo. Un colpo di sole, ennesimo scippo ai danni di Genova?

Lasciamo stare, non è questo il punto. Il fatto è che nei giorni scorsi va in scena a Marsiglia il forum economico organizzato dal Network ANIMA, che dirige il consorzio Med Alliance, organismo finanziato quasi interamente dall’Unione europea nel triennio 2008/2011, la cui mission è la gestione del programma Invest Med per lo sviluppo degli investimenti e delle alleanze tra imprese tra le due sponde del Mediterraneo. Tutti schierati con delegazioni istituzionali i Paesi rivieraschi aderenti al progetto Unione per il Mediterraneo. Tutti, meno l’Italia. C’è una preparatissima ricercatrice genovese, Silvia Schenone. Ma non i rappresentanti ministeriali. Del resto la Farnesina non ha creato nessuna commissione interministeriale ad hoc, ma solo un fantomatico Osservatorio per il Mediterraneo, che di tutto si occupa tranne che di politiche economiche (il direttore generale è un poeta). Assenza stupefacente e ingiustificata, soprattutto perché l’Italia ha avuto l’incarico di elaborare lo studio di fattibilità dell’iniziativa di finanziamento per le piccole e medie imprese. Questa è la schifosissima minestra che passa il convento.

E questo è anche lo scenario desolante in cui si riuniscono domani a Palazzo San Giorgio gli Stati Generali del porto di Genova. Meeting sollecitato da Pilotina prima dell’estate e convocato dal presidente Luigi Merlo. Che tenta di costruire insieme con gli imprenditori e le forze sociali un nuovo modello di gestione, produzione e marketing. Calato nella realtà nuda e cruda di una crisi drammatica, appesantita in Italia dalle scelte di governo che cancellano i porti e lo shipping e dalle stravaganze di molte amministrazioni locali. Banchine deserte, armatori sull’orlo del fallimento, tensioni sociali alle stelle (emblematica la guerra scatenata dai portuali del Pireo contro la cinese Cosco), cantieri bloccati. La speranza, naturalmente, è che vengano spazzate via le ambigue incertezze alimentate da una politica sempre più mediocre e spaesata. E che Merlo decida, offra buone regole per dare un porto nuovo all’Italia e qualche fondata ragione per sperare alle imprese della logistica, ai colletti blu, ai quadri d’azienda, ai padroncini liberal, ai borghesi progressisti, ai portuali disperati e agli operai della navalmeccanica. Per reinventare ottimismo, sviluppo, stabilità.

Per la prima volta, tutti i rappresentanti della comunità portuale si troveranno insieme per analizzare la situazione mondiale e calarla sulle banchine genovesi. Andrew Penfold, uno dei più acuti analisti internazionali dello shipping, fornirà indicazioni utili e percorribili per uscire dalla crisi? Come reagirà la comunità genovese? Le confraternite imprenditoriali trascureranno per un attimo rissosità, presunzione e scetticismo accettando di mettersi in discussione? Si apre l’ennesima sfida mentre nella sede di Confindustria si susseguono le riunioni per eleggere il nuovo presidente dei terminalisti, dopo le dimissioni di Alfonso Clerici. Salgono nelle ultime ore le quotazioni di Beppe Costa (terminalista di rinfuse, con agganci nel turismo e nella cultura): un nome legato a epopee del passato ma anche una figura che potrebbe rappresentare discontinuità e indipendenza. Si vedrà. Intanto, però, molti di quelli che hanno aperto le falle e le hanno nascoste, non si mettono da parte.

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