Colpi di mano, mascalzonate e marchette: la politica si divora i porti

Si stanno mangiando i porti pezzo dopo pezzo, senza neppure concedere l’elemosina d’un briciolo d’efficienza, di giustizia e di pudore. Con l’ineguagliabile ribalderia dei marchettari per vocazione e la stupefacente cialtroneria degli incantatori di serpenti.

Per riagganciare Trapani al carrozzone delle Autorità portuali, mettono sul piatto della bilancia anche i massi della diga foranea e il pescato di Mazara del Vallo. A Trieste ritentano il colpaccio già sventato mesi fa a Genova: imporre una nuova governance per l’Alto Adriatico che svuoti l’Authority, attraverso un singolare intreccio di politica e finanza.

Intanto si scopre che la legge di riforma dei porti è nelle sole mani di Tremonti, che venerdì in Consiglio dei ministri dovrebbe esprimere il suo verdetto su quella striminzita autonomia finanziaria prevista nella rivisitazione dell’84/94.

È del tutto evidente che senza federalismo fiscale non ci potrà essere riforma, quindi il progetto legislativo predisposto dal senatore Luigi Grillo vivrà solo se il ministro dell’Economia concederà la sua benevolenza.

Ma ve l’immaginate Matteoli che prende per il collo Tremonti, chiedendogli di restituire i miliardi che ogni anno succhia ai porti, senza rimborsare neppure i quattrini per l’ordinaria manutenzione? Del resto il sindaco-ministro dei Trasporti ha ben altro da fare.

Dopo aver giurato in Parlamento che 25 Autorità portuali sono decisamente troppe e che le avrebbe dimezzate, riporta in vita quella di Trapani, soppressa nel 2007. Vicenda spudorata ed esilarante, oltre che scellerata.

Anche sommando le tare dei contenitori, il peso dei camion, delle automobili e delle persone che trasportano, il porto di Trapani non arriva a movimentare 900 mila tonnellate di traffico, rispetto ai tre milioni richiesti dalla legge.

Come si spiega, allora, che la commissione ministeriale ha accertato la «sussistenza delle condizioni di ordine economico, sociale e politico» perché venga costituita nuovamente l’Autorità? Secondo indiscrezioni raccolte presso lo stesso gabinetto del ministro, pare che nella relazione a sostegno siano stati effettivamente conteggiati anche i grandi massi della diga e il pescato di giornata… Cambiano forse le tecniche, non le strategie.

Lo schema ripropone il volto peggiore della partitocrazia mercantile, generoso self service d’affari, incubatrice di intrecci grossolani. L’estate scorsa Pilotina scopre che tra le pieghe di un decreto legge, poi cestinato, ci sono gli strumenti per commissariare Merlo e mettere il porto sotto tutela.

Adesso pare ci riprovino a Trieste. Dove all’inizio di febbraio va in scena un meeting dal titolo che è già una martellata, un pugno nello stomaco: “Lo spazio mediterraneo della mobilità”. Appuntamento promosso dal ministero degli Affari Esteri e dal ministero dei Trasporti, con Unicredit come grande sponsor.

Spulciando l’intenso programma, emerge che pur parlando di porti, sistema logistico Adriatico e regolazione di sistema, il presidente dell’Authority di Trieste, Claudio Boniciolli, non risulta tra i relatori.

Non c’è neppure Assoporti. L’unico invitato, come moderatore, è il presidente di Venezia, Paolo Costa. Tra i protagonisti, personaggi piuttosto noti come il consulente (ex della Vincenzi) Maurizio Maresca, Profumo, Palenzona, Maneschi, rappresentanti di Impregilo e del gruppo Gavio, Alessandra Necci, Scognamiglio, lobbisti e marchettari.

Il loro obiettivo è lanciare una nuova governance per l’Alto Adriatico. Volete scommettere che riproporranno la ricetta già confezionata a suo tempo per Genova, approfittando anche del fatto che Boniciolli è in scadenza di mandato e che, oltre agli amici avvocati (Ancona), il ministro Matteoli è molto sensibile al fascino degli ammiragli? Niente di particolarmente inedito: privatizzazione più o meno selvaggia di fette pregiate di territorio, assalto ai porti e ai famosi “corridoi”, con compartecipazioni al business da parte di istituti di credito e imprese. Non sarà mica che ci distraggono con una leggina priva di senso, fanno giocare il Parlamento e intanto preparano un colpo di mano? Gli indizi sono molti.

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