Profumo di business: Fincantieri e privati in società

Voltiamo decisamente pagina, come fanno i telegiornalisti passando dalla notizia di un falò di streghe in una fattoria del Kentucky, alla liposuzione dei glutei di Jennifer Lopez. Anche se qualcosina su banche e bruco mi resta ancora da dire. Lo farò in fondo al pezzo. Oggi credo sia più importante lanciare una proposta nuova, fattibile e realizzabile in tempi relativamente brevi. Genova capitale, nel settore delle riparazioni navali, della grande nautica e dell’armamento commerciale, attraverso un nuovo modello di gestione pubblica-privata. Dopo anni di totale assenza di pianificazione e di lungimirante politica pubblica, sotto la Lanterna si torna a parlare di rilancio delle riparazioni navali.

Il colpo di grazia l’aveva inferto il progetto Waterfront, che ipotizzava il trasferimento dell’intero settore navalmeccanico su un’isola realizzata al largo. Ipotesi assurda e impraticabile, che probabilmente aveva come unico obiettivo il tentativo di smantellare le riparazioni navali. Quella situazione non ha fatto che aggravare la carenza cronica di investimenti. Come ha accertato l’Authority in una sua analisi finanziaria, il settore richiede oggi interventi urgenti per decine di milioni di euro, da affiancare alla realizzazione della sesta vasca. Positivo è il fatto che, sulla base di un progetto di sviluppo predisposto da Palazzo San Giorgio, Regione, Provincia e Comune abbiano risposto positivamente. Confermando che per il medio periodo le riparazioni navali resteranno dove sono. E saranno sostenute da interventi come l’elettrificazione delle banchine, la copertura dei bacini uno e due e il restyling complessivo di tutti gli impianti. Ma il settore ormai veleggia su due segmenti distinti, quello della grande nautica e quello dell’armamento commerciale. Genova potrebbe diventare capitale di entrambi. L’idea, su cui sta lavorando lo stesso presidente dell’Authority, Merlo, è quella di una joint venture tra le aziende private del settore e Fincantieri. Una sinergia operativa e strategica, che garantirebbe ricadute positive.

Nelle riparazioni navali, del resto, operano aziende di valore assoluto (Mariotti, Amico, San Giorgio e altri). Vogliono crescere, chiedono nuovi spazi produttivi. Indispensabile evitare che siano costrette a delocalizzare, seppure in parte. E’ troppo fantasioso, allora, pensare ad una strutturata alleanza tra i privati e Fincantieri, per offrire anche nuove opportunità allo stabilimento di Sestri Ponente? Perchè Giovanni Calvini, per ricucire la frattura che si è generata tra associati pubblici e privati di Confindustria Genova, non prova a sponsorizzare questa inedita iniziativa imprenditoriale? Esiste inoltre l’opportunità di collegare la gara per l’assegnazione della darsena nautica, con il consolidamento di un centro internazionale delle riparazioni dei grandi yacht a Genova. Perché non ricollocare una volta per tutte lo Yacht Club in quella zona nautica, creando un’unicità a mare? Questo compito spetta a Comune e Autorità Portuale, che individuando finalmente una soluzione dopo decenni di attesa, garantirebbero la supremazia di un settore economicamente strategico.

LA BANCA E IL PORTO. Sono debitore di una risposta agli amici di Pilotina che nei giorni scorsi sollecitavano chiarimenti sul progetto-Unicredit. L’idea è quella di gestire un sistema di infrastrutture su un territorio, legando progettazione, costruzione e gestione. Concessione minima di 30 anni. La regia sarebbe affidata, con singolare forzatura istituzionale, ad un super commissario, ente concedente con poteri straordinari su tutte le procedure. Il finanziamento pubblico è imprescindibile: si dice chiaramente che dovrebbe assumere la parte maggiore del rischio. Il concessionario godrebbe degli introiti, con qualche vincolo di investimenti (il modello è quello delle concessionarie autostradali ). La Società di Corridoio è l’unica a gestire l’intero business. Lo Stato dovrebbe impegnarsi a non finanziare infrastrutture concorrenti, pena un complesso sistema di sanzioni. Dopo aver demolito i monopoli pubblici, si consoliderebbero nuovi monopoli privati. Fra tutti i modelli esistenti, quello delle concessionarie autostradali rappresenta uno dei più criticabili.

IL BRUCO. Non credo che a Bruno Musso servirebbero gli schemi calcistici applicati da Serse Cosmi per il Livorno di Spinelli: Musso è tifoso solo di se stesso e delle sue idee.

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