Vu’ cumprà? Il porto della Padania si mette in società con i marocchini

Non è un paradosso, certo non una burla: stretto nella nebbiosa morsa leghista e federalista, il “porto della Padania” vola a braccetto con i marocchini! Meglio un appropriato fai da te che le impalpabili promesse di autonomia finanziaria.

Le ricette dei professori di Pontida evaporeranno con l’estate. Indovinare oggi il mercato e il partner giusti - come cerca di fare Genova con il presidente dell’Authority, Luigi Merlo - significa costruire un bel pezzo di futuro.

Del resto, nel teatrino della portualità italiana si impongono poche certezze. Una è che le vecchie cariatidi della politica e dell’associativismo, interpreti di una visione datata e ammuffita del presente e del futuro, oltre a penalizzare la Liguria fanno volare l’Africa e moltiplicano gli affari in Nord Europa.

Proprio oggi a Milano, i vertici della free zone del porto di Tangeri Med, cercano di convincere industriali e investitori lombardi a delocalizzare le loro sedi produttive nell’enorme porto marocchino, cogliendo i grandi vantaggi offerti in termini economici, fiscali e di costo del lavoro.

È l’ennesimo colpo, forse mortale, inflitto ai porti italiani e spagnoli di transhipment, destinati a capitolare di fronte ad una concorrenza inarrestabile. Basta l’appuntamento odierno per smascherare l’inadeguatezza della legge di riforma presentata da Matteoli.

Gli africani hanno capito che i porti di transhipment non possono vivere solo grazie alle operazioni di imbarco e sbarco, ma devono generare valore aggiunto e quindi essere sostenuti da un sistema produttivo che insedia l’attività logistica grazie alla zona franca.

Oltre a scontare costi gestionali più elevati, nessuno dei porti italiani di transhipment è in grado di offrire altrettanto. Anche la battaglia di Gioia Tauro, Cagliari e Taranto per abbattere la tassa di ancoraggio, si è rivelata un clamoroso boomerang: se tolgono la tassa non avranno più le risorse per investire in infrastrutture e saranno quindi condannati al declino.

E l’alleanza strategica di questi tre porti è durata dall’alba al tramonto. Una farsa. E Tangeri vola. Non è casuale, dunque, che Genova si proponga come porto di destinazione finale delle merci che transiteranno o saranno lavorate nel terminal marocchino, costruendo il network che è alla base della nuova politica marittima europea.

Genova baricentro tra Tangeri e Rotterdam: è il progetto disegnato dal presidente dell’Authority, Merlo. Programmazione e strategia. Le stesse che mettono in campo Canavese con Vado e Forcieri con il nuovo waterfront spezzino.

I presidenti liguri si schierano contro la legge di Matteoli e preparano una controproposta che potrebbe differenziarsi da quella di Assoporti. Perché alla fine l’ex comunista Nerli e l’ex missino Matteoli, pur da posizioni diverse, esprimono la visione di una portualità frustrata dalla conservazione. La Liguria vuole differenziarsi nel segno della modernità. Per assegnare finalmente il ruolo guida ai porti che producono maggiori business.

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