Coraggio Marta, restituiscici un porto (e i cartoon di Walt Disney)

L’idea è quella di costituire un gruppo istituzionale permanente sul porto, per decidere le linee di intervento di tipo strategico, non agire da sprovveduti su ogni argomento (Malacalza, Fincantieri, aree di Cornigliano, Voltri) e imporre a Roma la leadership dell’antica Repubblica marinara. Un’idea, appunto. La realtà è la bagarre alla genovese, con il Pd nel guado tra rapalizzazione della città e della politica. Passato e futuro sono grigi e indecifrabili: dalla visione post industriale di una Genova ridimensionata a borgo levantino (Pericu), all’attuale confusione surreale e priva di senso logico di una Vincenzi che respinge i container da Trasta, ma poi reclama spazi in porto. Sotto la Lanterna, pare che il Pd si scuota solo quando volano dubbi e stracci su operazioni immobiliari del passato (Coop) e del futuro (Coop). La Fiumara rubata al porto. E poi la rincorsa della sinistra e della destra a mettere il cappello sull’accordo di Cornigliano e sulla vergognosa mutilazione del terminal di Voltri: tre scelte geniali, che Genova continuerà a pagare pesantemente in futuro in termini di mancato sviluppo e soprattutto di posti di lavoro sfumati. La colonizzazione culturale sta nell’etichetta appiccicata dal Pd sulla recente Conferenza programmatica regionale: “Stabilimenti”. Sostantivo maschile che ricorda e richiama la FIAT e l’Alfa Romeo, Torino Mirafiori, Termini Imerese, Pomigliano d’Arco. Certo non l’industria del porto di Genova. Marta Vincenzi è contraria da sempre alla rapalizzazione, ma omette di ricordare di essere anche presidente della Società per Cornigliano, inadempiente sui tempi e inadeguata nella gestione della riconversione delle aree.

Perché il sindaco ha fatto saltare l’accordo tra ferrovie e Spinelli, che destinava Trasta ai container vuoti, liberando aree per l’industria a due passi dal mare? Perché non individua una nuova soluzione per collocare il depuratore, magari imponendolo nel territorio di Riva? Perché segue in maniera approssimativa ed episodica lo sviluppo produttivo? Perché si mostra contraria alla realizzazione del porticciolo a Punta Vagno, che consentirebbe la ricollocazione dello Yacht Club? Marta sgrana il rosario del “porto lungo”, recita litanie e distribuisce cartellini gialli: ma discute tre anni sulla gronda, è titubante nell’esercitare il suo ruolo di regista e non guida la rivolta per riconquistare le aree di Riva a Cornigliano.

Sottolinea la discontinuità da Pericu, ma affida a Renzo Piano il disegno della città di domani. Tremonti si occupa solo degli stabilimenti del Nord Est: chi pensa all’industria genovese? Se ci pensa Vesco, allora sarebbe stata mille volte preferibile la Walt Disney di Garrone. Almeno avremmo visto girare per la città gli originali.

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