Canto di Natale per Marta (A Salty Dog)

Ci siamo disincagliati. È il momento di riprendere il nostro viaggio, ciurma! Caro Alessandro (di Savona), scusami se ti ho fatto attendere e se adesso uso strumentalmente la risposta ad una tua domanda.

Pur non attraversando la più felice delle stagioni, Marta Vincenzi e noi tutti dovremmo avere maggiore consapevolezza di poter occupare nel mondo un posto migliore. Alessandro: la mutilazione del terminal di Voltri è il punto più basso toccato dalla politica genovese, che implicitamente si è offerta ad altre opzioni strategiche, minando scientificamente la possibilità di ridisegnare il futuro del Porto-Città.

Esempio sciagurato di soprusi ricorrenti, di prepotenze, di fraintendimenti telecomandati sull’essenza stessa della genovesità. Qualcosa di simile a una rapina a mano armata. In quella occasione, dal piano regolatore portuale varato da Giuliano Gallanti, approvato e in vigore, venne cassata e cancellata la parte più importante: l’intervento che prevedeva l’ampliamento a Ponente del porto.

Questo accadde non solo per l’opposizione dei comitati anti-Voltri, ma soprattutto per la radicalizzazione del disamore verso lo shipping e per l’imporsi della logica della rapalizzazione della politica.

Perché non pensare che tutti i container si possano ancora trasferire nel porto di Prà-Voltri? Perchè non collegarsi al progetto presentato da Confindustria riferito alle riparazioni navali e valutare un’ipotesi di ribaltamento a mare non solo di Fincantieri ma anche del bacino commerciale di Sampierdarena, recuperando aree di utilizzo reale per la città?

Cara Marta, capirai bene che qualsiasi tentativo riformista non ha senso se prima il peccato mortale non viene espiato. Se il Pd non trova il coraggio di dire no al corporativismo, i conflitti d’interessi, l’ubiquità del clientelismo che avvelena la vita, il consociativismo, le confraternite massoniche, gli speculatori, gli incapaci e i fuori di testa che inchiodano Genova al palo da una vita.

Per uscire dall’angolo occorre forse radicalismo anticonformista, certo non il valzerino lento di quanti ti balzellano intorno per sfilarti la poltrona. Grigi funzionari di partito, giovanotti senza arte né parte cooptati e protetti dai soliti padrini di turno, nani e ballerine che per pudore dovrebbero già ringraziare ogni giorno il Padreterno per le fortune godute e incassate senza sudare.

Il rovescio della medaglia, Marta, è appunto il porto mutilato, il dramma del lavoro sui moli, la ricerca e l’innovazione inesistenti, politiche industriali e portuali fondate sulla disoccupazione giovanile, il precariato nello shipping, l’impoverimento dei ceti medi.

Ceti medi “riflessivi”, che spingono dal basso, come dal basso emerge la ribellione che rimbalza sulla nostra Pilotina. Mai distruttiva, semmai proiettata a costruire una proposta alternativa al sistema.

Perché la rapalizzazione della politica è una metafora che potrebbe segnare una continuità di comportamento e di pensiero, dalle “Lavatrici” alle Colombiane, da Fiumara al G8, per arrivare al 2004 europeo fino a Riva. La politica, cara Marta.

Quella per cui tu e i tuoi colleghi alla guida della Regione, della Provincia e dell’Autorità Portuale, dovreste avere l’obbligo morale di tracciare una strada comune, militando nello stesso partito. Almeno fino ad oggi.

La politica ha il dovere di proporre un progetto condiviso che leghi indissolubilmente le due entità: banchine e Municipio. Le amministrazioni hanno la responsabilità di attuarlo, rispondendo ognuna per i propri atti.

La nostra proposta si chiama Città metropolitana, altro che autonomia finanziaria. Come a Rotterdam: municipalità azionista di riferimento dell’Authority, cui chiede profitti, utili da distribuire e investire, redditi e strategie. Ma che cosa può chiedere oggi un Comune a un porto ai margini della politica e dei progetti di sviluppo globali da dieci anni e passa?

Sono convinto che i terminalisti pagherebbero senza troppi lamenti anche l’Ici sulle banchine (una stravaganza incredibile, sarebbe come se il sindaco di Ricaldone imponesse una gabella sulle vigne, considerandole alloggi…), se quei soldi fossero finalizzati a costruire una vera metropoli portuale, non a tappare qualche buco trasformando sempre più l’amministrazione in una sanguisuga.

Per fare politica, devi stare dentro un sistema che ti accetta perché sei disponibile a fare fronte, a essere compartecipe di un meccanismo comunitario e associativo attraverso cui si selezionano le classi dirigenti.

Mi pare evidente che tutti gli amici di Pilotina navighino in direzione opposta e contraria. Noi siamo sempre stati qui, incagliati tra le secche della vostra politica e l’inesistenza del Governo, caro Sindaco!

A lanciare l’idea di un oceanico Port Pride. A discutere di ribalderie e riforme, innovazione, leggi, lavoro, scandali, ingiustizie e soprusi, infrastrutture, gronde, ferrovie, regole, banche e Unicredit, distripark scippati e Cornigliano interdetto.

Magari anche a litigare. Ma - noi sì - gridiamo dal ponte come il Lupo di Mare dei Procol Harum. Era il 1969 quando l’urlo “Ci siamo disincagliati” del Capitano, dominava tutte le classifiche mondiali.

Era la nascita del progressive, di una nuova cultura figlia della rivoluzione sociale del ‘68. Parole e musica di ispirazione molto tenchiana, cara Marta. Nessuno ti vuole alla testa di un corteo. Ma vorremmo che, come Salty Dog, riuscissi almeno a sostituire il cuoco. La mia mano ti sarebbe testimone.

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